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L’abuso di diritto va all’angolo

Il miglioramento dell’azienda è una valida ragione economica per far annullare l’accertamento basato sull’abuso del diritto. Infatti, non sussiste elusione fiscale per l’acquisto del pacchetto azionario della società lussemburghese se l’operazione rientra in un valido piano di ristrutturazione aziendale, al di là dell’abbattimento dell’utile e quindi del risparmio d’imposta.

È quanto affermato dalla Suprema corte di cassazione che, con la sentenza numero 4604 del 26 febbraio 2014, ha accolto il ricorso di una società tacciata dall’amministrazione finanziaria di elusione fiscale per aver acquistato un pacchetto azionario in una società lussemburghese.

Insomma, con questa decisione la Suprema corte sembra allentare la morsa in materia di abuso del diritto, sempre che non rimanga un verdetto isolato.

La sentenza poco aggiunge a centinaia di motivazioni sull’elusione fiscale con la grande differenza, però, che dà alla società la possibilità di dimostrare che, oltre al risparmio d’imposta, una ristrutturazione aziendale le permetterebbe miglioramenti effettivi.

La sezione tributaria non fa altro che ricordare come il divieto di abuso del diritto si traduce in un principio generale antielusivo, che preclude al contribuente il conseguimento di vantaggi fiscali ottenuti mediante l’uso distorto, pur se non contrastante con alcuna specifica disposizione, di strumenti giuridici idonei a ottenere un’agevolazione o un risparmio di imposta, in difetto di ragioni economiche apprezzabili che giustifichino l’operazione, diverse alla mera aspettativa di quei benefici. Ne consegue che il carattere abusivo di un’operazione va escluso quando sia individuabile una compresenza, non marginale, di ragioni extrafiscali, che non si identificano necessariamente in una redditività immediata dell’operazione medesima ma possano rispondere ad esigenze di natura organizzativa e consistere in un miglioramento strutturale e funzionale dell’azienda.

Piazza Cavour non ha deciso nel merito: ora gli atti torneranno alla Commissione tributaria regionale delle Marche che dovrà annullare l’accertamento fiscale se riterrà l’effettivo miglioramento e il vantaggio economico dell’impresa seguito alla ristrutturazione aziendale.

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