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L’abito dei ristori resta stretto

Il governo, al pari di un sarto, scuce e ricuce la struttura dei «ristori», ma l’abito che ne viene fuori va comunque stretto alle imprese. «Una platea più ampia di beneficiari, nuovi criteri di calcolo con percentuali di contributo più elevate e possibilità di scegliere la modalità di erogazione». Sono le principali novità evidenziate nella prefazione alla guida pubblicata dall’Agenzia delle entrate e relative al nuovo fondo perduto che, se nella forma viene di fatto migliorato, nella sostanza però mantiene il suo peccato originale ovvero quello dell’esiguità delle erogazioni. Con il decreto Sostegni, il dl 41/2021 pubblicato in Gazzetta Ufficiale lo scorso 22 marzo 2021 infatti, merito del governo è quello di aver messo in cantina i precedenti parametri stabili per le erogazioni dei contributi statali che hanno generato numerose iniquità tra i contribuenti.

Dal punto di vista dei requisiti soggettivi il cambio di passo effettuato è netto. Il nuovo contributo a fondo perduto spetterà infatti, senza specifica alcuna, a tutti soggetti titolari di partita Iva, residenti o stabiliti nel territorio dello Stato, che svolgono attività d’impresa, arte o professione o producono reddito agrario.

Unici due paletti fissati riguardano le attività cessate alla data di entrata in vigore del decreto (il 23 marzo) e per i soggetti con ricavi/compensi superiori a 10 milioni di euro, espressamente esclusi dal ristoro.

Dunque, addio ai precedenti e inefficienti requisiti. Primo tra tutti quello stabilito al comma 4 dell’articolo 25 del dl 34/2020 (il decreto Rilancio), e relativo alla contrazione del fatturato calcolato sulla sola mensilità di aprile 2019 rispetto ad aprile 2020, che in pieno lockdown tagliò fuori da qualsiasi tipo di sostegno tutte le attività stagionali.

Aggravante di questo parametro è che ridondava anche nei successivi decreti emessi dal governo, il dl Ristori e Ristori-bis, riuniti poi nel dl 137/2020, ostracizzando nuovamente dai contributi un numero rilevante di operatori economici.

All’articolo 1 comma 3 del decreto sopra citato infatti, richiamato anche nell’articolo 1-bis, il parametro della «contrazione di aprile su aprile» veniva illogicamente preso come base per l’erogazione prevista per l’ultimo trimestre del 2020.

Il decreto sostegni inoltre mette alla porta anche gli altri due requisiti fissati con i decreti Ristori, ovvero quello che circoscriveva le erogazioni solo a determinate attività (i codici Ateco) e quello invece concesso unicamente sulla base dei colori delle regioni (le zone rosse o arancioni).

Il primo, previsto nell’articolo 1 del dl 137/2020, riguardava gli operatori economici oggetto delle restrizioni disposte con il dpcm del 24/10/2020.

Questi contribuenti furono individuati attraverso una puntuale lista di codici Ateco, contenuta nell’allegato 1 al dl 137/2020, la cui principale carenza fu quella di non includere l’intera filiera dei soggetti danneggiati dalle restrizioni ma solo l’ultimo anello della catena, ovvero le attività chiuse.

Il secondo requisito, quello delle zone rosse, era invece a carattere territoriale.

Il Ristori bis infatti fu concesso alle attività soggette a restrizioni, aventi con sede legale o operativa nelle zone rosse. Anche in questo caso le attività erano individuate con in una specifica lista di codici Ateco elencati nell’allegato 2 al decreto ristori.

Per il Ristori bis il problema si rivelò doppio.

Oltre alle discrasie connesse ai codici Ateco, non capaci di intercettare tutti i soggetti meritevoli di sostegno, si è generata anche l’incertezza in merito ai soggetti con sede legale e sede operativa in zone «con colore diverso». Tutto ciò corredato e ulteriormente aggravato anche dal continuo mutamento dei colori legato alle decisioni del ministero della salute.

Ridotta la percentuale di contrazione del fatturato. Altro lato positivo del nuovo contributo a fondo perduto riguarda il parametro oggettivo per l’accesso al beneficio. A differenza di quanto stabilito per il precedente contributo, ex articolo 25 del dl rilancio (comma 4) infatti, passa dal 33% al 30% l’entità della contrazione richiesta per ottenere il ristoro.

Va sottolineato che, come disposto dall’articolo 1 comma 4 del decreto Sostegni, ai soggetti che hanno attivato la partita Iva dal 1° gennaio 2019 il contributo spetta anche in assenza di diminuzione del fatturato.

Ovviamente, in assenza di contrazione o con incremento di fatturato tra il 2019 e il 2020, ai costituiti nel 2019 spetterà l’importo minimo stabilito, ovvero 1.000 euro per le persone fisiche e 2.000 euro per i soggetti giuridici (ai sensi del comma 6 dell’articolo in commento).

Nuovi criteri di calcolo ma ristori insoddisfacenti. L’Agenzia delle entrate nella prefazione alla guida del contributo a fondo perduto parla di «percentuali di calcolo più elevate», dettaglio assolutamente indiscutibile se non fosse però che la base su cui applicare tali percentuali è estremamente ridotta.

Come espressamente previsto al comma 5 dell’articolo 1 del dl infatti, l’ammontare del contributo a fondo perduto è determinato in misura pari all’importo ottenuto applicando una percentuale alla differenza tra l’ammontare medio mensile del fatturato e dei corrispettivi dell’anno 2020 e l’ammontare medio mensile del fatturato e dei corrispettivi dell’anno 2019.

Il metodo di calcolo basato sulla media mensile abbatte fortemente l’effetto delle percentuali reali stabilite dalla norma.

Tali percentuali, definibili come legali, sono fissate nella misura del:

– 60% per soggetti con ricavi/compensi fino a 100mila euro

– 50% per soggetti con ricavi/compensi da 100 a 400 mila euro

– 40% per soggetti con ricavi/compensi da 400 mila ad 1 milione di euro

– 30% per soggetti con ricavi/compensi da 1 a 5 milioni di euro

– 20% per soggetti con ricavi/compensi da 5 a 10 milioni di euro.

Applicando il metodo della contrazione media mensile e scontando poi le percentuali sopra indicate, il ristoro rapportato alla diminuzione del fatturato annuale diventa irrisorio.

Il contributo a fondo perduto infatti non supererà rispettivamente il 5% della contrazione di fatturato annuale per i soggetti fino a 100.000 euro, il 4.16% per quelli i soggetti fino a 400 mila, il 3.33% per i soggetti fino a 1 milione, il 2.5% per l’intervallo fino a 5 milioni per poi attestarsi all’1,67% nell’ultimo step entro i 10 milioni.

Erogazione double face. Novità del nuovo contributo a fondo perduto, la cui rilevanza è tutta da misurarsi, è quella legata alla modalità di erogazione.

Come stabilito infatti al comma 7 dell’articolo 1 del dl sostegni infatti oltre alla modalità con accredito sul conto corrente, a scelta irrevocabile del contribuente, il contributo a fondo perduto è riconosciuto nella sua totalità sotto forma di credito d’imposta, da utilizzare esclusivamente in compensazione ai sensi dell’articolo 17 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241.

Da martedì 30 marzo via alle domande. Con il provvedimento n. 77923/2021 l’Agenzia delle entrate, lo scorso 22 marzo, ha pubblicato il nuovo modello per presentare l’istanza per il riconoscimento del contributo a fondo perduto.

Come espressamente indicato nel provvedimento, le domande potranno essere inviate a partire da martedì, 30 marzo 2021 fino al 28 giugno 2021.

All’interno dell’arco temporale sopra indicato sarà possibile anche, in caso di errore, presentare una nuova istanza in sostituzione di quella precedentemente trasmessa.

È fondamentale però sapere che, dal momento in cui l’Agenzia delle entrate espone, nell’area riservata «Consultazione esiti» del portale «Fatture e Corrispettivi», la comunicazione dell’avvenuto mandato di pagamento o del riconoscimento della somma come credito d’imposta, non è possibile trasmettere ulteriori istanze, mentre è consentita la presentazione di una rinuncia.

La rinuncia però ha differenti termini di scadenza: potrà essere trasmessa infatti anche oltre la data ultima per l’invio delle istanze fissata, come sopra detto, il 28 giugno 2021.

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