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L’abilitazione degli avvocati alla rivoluzione dell’orale

Sarà un esame di Stato «sperimentale» per gli oltre 26 mila aspiranti avvocati – e per le 1.500 commissioni che dovranno valutarli – ma non sarà un esame in tono minore nè, prevedibilmente, un esame più facile. Il nuovo test di abilitazione per la professione forense, il primo degli ordini a sfidare la pandemia con la formula “tutto da remoto” è stato al centro, ieri pomeriggio, di un articolato webinar organizzato dal Gruppo 24 Ore, incentrato sulle prove (solo) orali che attendono gli aspiranti. Insieme al sottosegretario Francesco Paolo Sisto, che ha ricordato l’impulso risolutivo dell’attuale governo per l’approvazione bipartisan – e all’unanimità – in entrambi i rami del Parlamento della norma, gli oltre 2.300 candidati in collegamento hanno potuto ascoltare direttamente da Giovanni Gatta, ordinario di penale a Milano Statale e consigliere sul tema della ministra Cartabia, le linee ispiratrici della riforma “one shot” (per ora), oltre alla soluzione in diretta di un caso strutturato come d’esame. Altri casi e soprattutto la corretta metodologia d’approccio sono stati presentati da Giuseppe Finocchiaro (ordinario di procedura civile a Brescia), Nicola Graziano (giudice della sezione impresa a Napoli e presidente Ctp a Caserta) e Marcello Clarich (ordinario di amministrativo alla Sapienza di Roma). La riduzione da 7 ore (scritto) a 1 ora (orale) della prima prova comporta una serie di aggiustamenti tattici, ma soprattutto premierà l’attitudine problem solving del candidato, che significa velocità di inquadramento del problema, ottimo possesso dei “fondamentali” e buona capacità di argomentazione logico-giuridica. Attenzione però che dopo il primo scoglio – che funge da selezione come il tradizionale scritto – il candidato dovrà scegliere e comunicare le preferenze sulle materie per la seconda prova: il prossimo 24 aprile, ha ricordato Gatta, si chiude la finestra, meglio non dimenticarselo.

Intanto però, proprio a margine del webinar di ieri, l’Upa e l’Aipav (associazioni dei praticanti), hanno chiesto al Ministero che «le Linee guida del 19 aprile vengano immediatamente riviste specificandole e fornendo alle sottocommissioni uno schema tipo di traccia, in modo da garantire uniformità di valutazione su tutto il territorio nazionale».

Quanto alla capacità dell’Ordine e soprattutto del mercato di assorbire la carica dei 26 mila, da aggiungere ai 250 mila avvocati già in attività, la presidente f.f. del Consiglio nazionale forense, Maria Masi, non ha dubbi: bisogna trovare la propria collocazione e la propria dimensione professionale «specializzandosi». E il futuro, tra intelligenza artificiale, algoritmi predittivi e smart contract non deve spaventare, argomenta Antonio De Angelis , presidente dei giovani avvocati dell’Aiga: la digitalizzazione è più un’opportunità che un rischio, basta cavalcarla invece di subirla passivamente.

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