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L’Abi spinge per il testo unico europeo di settore

«L’anno che ci lasciamo alle spalle ha segnato progressi considerevoli sul fronte dell’Unione Bancaria europea. Questa trasformazione epocale per essere completa ha bisogno di altri passi decisivi che rispondano all’esigenza di un Testo Unico bancario europeo, alla realizzazione di un linguaggio comune e alla omogeneizzazione della legislazione tributaria come primo passo verso l’Unione Fiscale». È quanto ha dichiarato il direttore generale dell’Abi, Giovanni Sabatini, aprendo i lavori del Convegno annuale ’Unione Bancaria e Basilea3’, la due giorni che l’Associazione bancaria dedica ai temi della Vigilanza Europea e dell’implementazione nel diritto nazionale delle novità regolamentari della Vigilanza prudenziale. «Abbiamo un’Unione bancaria ma non abbiamo un testo unico bancario, abbiamo un mercato finanziario europeo, ma non un diritto penale dell’economia che garantisca regole chiare e uguali per tutti» ha rimarcato Sabatini. «Non abbiamo dubbi sul fatto che l’ampio pacchetto riformatore post-crisi finanziaria, le decisive risposte all’andamento ciclico arrivate dalla Banca Centrale Europea con le forti dosi di politiche monetarie non convenzionali e il rafforzamento patrimoniale creeranno un settore bancario più forte. Tuttavia – ha commentato Sabatini – occorre prestare attenzione alla lunga fase di transizione che durerà ancora molti anni e dunque valutare l’interpretazione, troppo spesso effettuata nella maniera più restrittiva possibile, delle regole ed evitare misure che possano danneggiare la ripresa economica e, di conseguenza, la possibilità di erogare credito» . Anche per il responsabile della vigilanza della Banca d’Italia, Carmelo Barbagallo,la credibilità dell’intero disegno europeo si gioca sull’equità, vale a dire «la capacità di assicurare, tra le banche vigilate dell’Ue e dell’area euro, un piano di gioco quanto più possibile livellato». E la possibilità di giocare ad armi pari «richiederebbe che gli ordinamenti nazionali nei quali le banche operano non fossero così diversi sul piano delle rispettive normative fiscali, civilistiche, penali».Tuttavia, ha aggiunto il dirigente di via Nazionale «é utopistico pensare che questo accada in breve tempo». E’ comunque essenziale, ha sostenuto, che «le autorità di vigilanza operino congiuntamente per rimuovere, quando necessario con l’opportuna gradualità, le differenze regolamentari e quelle delle prassi di vigilanza che ostacolano il dispiegamento» di un level playing field. Sempre ieri intanto, è stato ascoltato in audizione, presso la commissione Finanze del Senato, Ignazio Angeloni, membro del Consiglio di vigilanza della Bce. Il quale, come aveva del resto già fatto nei mesi scorsi lo stesso governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco, ha colto l’occasione per sollecitare l’approvazione “quanto prima” della direttiva europea sul risanamento e la risoluzione delle banche,che consente di far fronte ai dissesti bancari e accedere al fondo di risoluzione. 
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