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L’Abi chiede la svolta ai sindacati

di Cristina Casadei

«Aumenti salariali senza pregiudizi e senza limiti, purché siano legati esclusivamente ad aumenti della produttività». A meno di due settimane dal termine (31 maggio) indicato dai sindacati per la sospensione delle relazioni sindacali, dopo la decisione Abi di disdettare il verbale d'accordo del gennaio 2001 sul fondo di solidarietà, il presidente dell'Associazione bancaria italiana, Giuseppe Mussari, prova a scuotere così le relazioni sindacali nel settore, alla fine della tavola rotonda che ieri ha chiuso il convegno "Hr 2011, Banche e risorse umane", organizzato da Palazzo Altieri. Ma sulla produttività il giuslavorista Carlo Dell'Aringa invita il settore a una riflessione: «Da tempo sostenete di non poter legare gli aumenti salariali all'inflazione ma di volerli legare alla produttività, in una fase di produttività stagnante. Questo cambiamento riveste un'importanza forte». E rappresenta una posizione estrema per Dell'Aringa, almeno quanto lo è stata quella della Cgil di non accettare l'indice Ipca, tra l'altro, perché non teneva conto dell'aumento del prezzo del petrolio. Servirebbe «un'idea creativa» per dirla con il senatore Tiziano Treu, vicepresidente della Commissione Lavoro al Senato e su questo aspetto i sindacati del settore per dirla, questa volta, con Francesco Micheli, che guida il comitato per gli affari sindacali e del lavoro di Abi, non hanno fatto un grande sforzo. «La piattaforma presentata nella fase storica in cui c'è maggiore bisogno di innovazione è tradizionale e non adeguata alle esigenze attuali del sistema bancario che è in grande imbarazzo e disagio per la produttività in calo e il crollo delle transazioni allo sportello». Le criticità dell'avvio delle trattative per il rinnovo del ccnl non scalfiscono l'ottimismo del presidente Mussari per il quale «serve un nuovo paradigma nelle relazioni sindacali, più responsabile, in grado di guardare all'interesse di chi lavora. Ci auguriamo di scrivere una pagina nuova». «In tempi ragionevoli», sottolinea. Il segretario generale della Fisac Cgil, Agostino Megale propone a Mussari «un patto vero tra sindacati, banche e imprese con al centro l'obbiettivo di una crescita maggiore senza la quale il nostro paese s'impoverisce e allontana dall'Europa». Questa volta, però, Abi non richiamerà al tavolo i sindacati per riprendere la trattativa, o meglio le trattative, sospese. È dai sindacati che Abi aspetta la prima mossa, l'idea da cui riprendere i fili del dialogo soprattutto dopo la loro decisione di sospendere le trattative e dopo il no secco alla proposta di riforma del fondo di solidarietà fatta dalle banche. Certo è che adesso alcuni gruppi bancari, piccoli, in assenza di un accordo sul fondo, dopo la disdetta del verbale di incontro del 2001 da parte di Abi, potrebbero prendere decisioni drastiche, non necessariamente seguendo il principio della volontarietà nelle ristrutturazioni. Micheli ha aggiunto che se con il sindacato non si arriva alla riforma del fondo bisognerà chiedere l'intervento di un soggetto terzo. Lo stesso ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, incalza il sindacato, con un messaggio forse un po' più laterale ma ugualmente chiaro. Ricorda Sacconi che questo settore viene da una fase in cui c'è stata la possibilità di dotarsi di uno strumento capace di ammortizzare i casi di riorganizzazione. I tempi però sono cambiati e oggi si deve ritenere che «la protezione debba fungere da garanzia non assoluta». Ed è questa la ragione per cui bisogna cominciare a ragionare di «politiche attive, ricollocamento, bilateralità». In un tempo di cronicizzazione degli strumenti di protezione, anche nel governo, insomma, si comincia a ragionare sulla sostenibilità di questo sistema. È un tema, quello delle politiche attive, molto caro a Micheli che non vuole sentire parlare di esuberi per il settore ma di persone da collocare o ricollocare nella giusta posizione, di staffetta generazionale, sul modello ideato nel gruppo Intesa Sanpaolo. A questo proposito Treu anticipa un progetto a cui sta lavorando con Giuliano Cazzola (Pdl), vicepresidente della Commissione Lavoro alla Camera, che ha l'obiettivo di attivare le persone che hanno tra i 50 e i 70 anni. Parlando di politiche attive Micheli cita anche gli inserimenti dei giovani attraverso l'apprendistato. Sul testo di riforma dell'istituto esprime una valutazione positiva immaginando che sia però una prima tappa della riforma e che si possa pensare a un'evoluzione, oltre che ad un allungamento dell'età massima degli apprendisti, magari a 34 anni. Il ministro Sacconi ha colto l'occasione per invitare Abi e tutte le parti a dare il loro contributo al tavolo delle trattative che riformeranno l'apprendistato che dovrà garantire quel diritto postmoderno che è «il diritto alle competenze, unica garanzia di occupabilità».

 

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