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L’Abi chiede gradualità nella riduzione dagli aiuti alle aziende

«Serve gradualità, un approccio che dovrà tradursi in un metodo e quindi in una strategia prima di diventare una norma». Antonio Patuelli, presidente dell’Abi, sintetizza il passaggio cruciale del colloquio avuto con il presidente incaricato, Mario Draghi. «Bisogna aiutare le imprese finché c’è la pandemia, non si possono sospendere prima le misure messe in campo, dalle moratorie ai prestiti garantiti – ha spiegato Patuelli -. Quando sarà finita l’emergenza, bisogna dare tempo alle imprese perché riprendano a lavorare in maniera ordinaria, riprendano a produrre e quindi a ridurre gradualmente i debiti che hanno contratto ex novo o i debiti per i quali avevano richiesto la moratoria».

Come dovrà essere declinata questa gradualità non si sa ancora, ma non si può non ricordare che sabato scorso al Forex il governatore Ignazio Visco aveva suggerito di mantenere interventi in modo solo selettivo, solo dove realmente serve. Bisognerà anche decidere come recepire le misure, appena prorogate a fine dicembre, del Temporary Framework, inclusa la possibilità di convertire i prestiti garantiti in capitale delle imprese. Tutti fronti sui quali il premier incaricato è molto concentrato.

L’equilibrio e la flessibilità saranno necessari anche nell’applicazione delle regole per gli accantonamenti patrimoniali e le svalutazione dei crediti. «La gestione dei rischi delle imprese e delle banche in questa fase è cruciale – è scritto nel documento consegnato a Draghi dall’Abi -. Occorre essere innovativi, evitando di applicare soluzioni e regole inadatte a interpretare correttamente l’eccezionale fase pandemica».

Le nuove definizioni di default dell’Eba e il calendar provisioning (sulla cui utilità ieri il governatore Visco è tornato a insistere, indicando che l’impatto di queste regole sarà contenuto) sono state un altro tema affrontato ieri. L’Abi vorrebbe un’applicazione flessibile di queste norme, anche se Draghi non si è sbilanciato. «Il presidente incaricato si è dimostrato molto consapevole della problematica e della situazione e dei rischi dei crediti deteriorandi, uso non a casa un verbo diverso e non al passato», ha commentato Patuelli, a sottolineare come il deterioramento può essere anche indotto da regole troppo rigide. I vertici dell’Abi (assieme a Patuelli hanno partecipato all’incontro anche il dg Giovanni Sabatini e il vice dg Gianfranco Torriero) hanno ricordato al premier incaricato anche il grande impegno delle banche nel 2020 nella situazione emergenziale su tutti i fronti, moratorie, prestiti, Cig, tutela dei dipendenti dal Covid. Nel documento depositato ieri l’Abi ha sollecitato l’adozione di un’Ace rafforzata per sostenere la ricapitalizzazione delle imprese.

Nel corso della mattinata anche i vertici dell’Ania hanno incontrato il premier incaricato. «È stato un incontro positivo, cordiale nel quale abbiamo presentato il contributo che il settore assicurativo può dare al necessario piano di rilancio del Paese. Contributo che può poggiare sui due assi portanti dell’industria assicurativa: da un lato la protezione dei cittadini e delle imprese in una logica di partnership pubblico-privato, dall’altro gli investimenti di medio/lungo termine nell’economia reale che però richiede riforme non più rinviabili», ha detto la presidente Maria Bianca Farina.

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