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L’Abi: banche italiane penalizzate dalle tasse

Banche italiane in trincea contro l’incremento della pressione fiscale e contro le ipotesi di nuove regolamentazioni a livello europeo che, soprattutto in caso di anticipo dei tempi di entrata in vigore di Basilea 3, penalizzerebbero gli istituti domestici e la loro capacità di erogare credito all’economia reale. I due temi sono stati affrontati ieri dal comitato esecutivo dell’Abi presieduto da Giuseppe Mussari, che ha anche esaminato il delicato dossier dei costi del settore bancario oggetto in questi giorni di una dura trattativa con i sindacati dei dipendenti.
Da parte dei vertici del credito si è manifestata forte preoccupazione per la serie di provvedimenti, sia del Governo che di Bruxelles, che rischiano di minare la redditività (già scarsa) del sistema) e di frenare il sostegno all’economia reale. E si è convenuto che Mussari dia un forte messaggio in tal senso alla Giornata del Risparmio del prossimo 30 ottobre.
Netta la posizione delle banche contro la legge di Stabilità, che porta a un nuovo aumento della pressione fiscale sugli istituti italiani raggiungendo «livelli ormai insostenibili». I banchieri italiani, che per mesi hanno volutamente tenuto bassa la polemica sul fardello fiscale tornano così a fare sentire la loro voce sull’argomento e rispolverano anche il tema dell’Irap. «Nella media degli ultimi 10 anni le banche italiane hanno registrato una pressione fiscale effettiva superiore di 15 punti percentuali rispetto a quella delle banche europee». E l’Abi ricorda che il sistema fiscale «per scelte del passato, non consente alle imprese bancarie di detrarre le rettifiche su crediti» e «prevede una parziale indeducibilità degli interessi passivi, entrambe voci che rappresentano i tipici costi industriali delle banche». Inoltre agli istituti viene applicata una maggiore aliquota Irap, fin dalla introduzione di questo tributo». Tutto ciò, conclude l’Abi, avviene in un contesto economico che necessiterebbe di banche che siano invece messe in grado di svolgere a pieno il loro ruolo per la ripresa dell’economia, a servizio quindi di famiglie e imprese».
Se questa è la posizione ufficiale che riguarda la contrarietà alla legge di stabilità, l’esecutivo Abi ha anche dibattuto sui rischi delle nuove normative europee. Il recente rapporto Liikanen, che propone di separare le attività di trading da quelle di banca commerciale, rischia di combinarsi con la direttiva Crd4, riaprendo il tema – alemno a livello di attese del mercato – sui diversi requisiti patrimoniali delle banche. E questo mentre c’è chi propsetta l’ipotesi di un anticipo dell’entrata in vigore di Basilea 3 che, oltre al capitale, disciplina la liquidità delle banche. Una giungla di normative dagli effetti pro-ciclici, che molto preoccupa le banche in una fase di grande difficoltà dell’economia domestica. Il rischio è quello di un ulteriore deleverage. Prospettiva che, da quanto trapela dai massimi vertici bancari, è molto più preoccupante di quanto appaia dalle dichiarazioni ufficiali.

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