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L’Abi alla vigilanza europea “Chiediamo più tolleranza su regole per le moratorie”

MILANO — Le banche italiane chiedono ai regolatori europei tolleranza sulle moratorie creditizie di massa che stanno per concedere alle imprese. Il fermo del Paese, unito alla recessione che il coronavirus lascerà in dono, rischia di pesare sui bilanci degli istituti: le prime stime informali vedono prossime richieste di sospensione di rate su mutui e fidi per un multiplo dei 25 miliardi di euro concessi a 450 mila imprese negli 11 anni 2009-2020. Altre decine di miliardi in un sol colpo: che applicando alla lettera le regole introdotte da Bce ed Eba produrrebbero nei bilanci bancari un’impennata di accantonamenti a patrimonio.
Per questo, nel varco aperto mercoledì in seno alla Federazione bancaria europea, il direttore generale dell’Abi Giovanni Sabatini ha scritto ad Andrea Enria, capo della vigilanza Bce, e a José Manuel Campa che presiede l’Autorità bancaria europea. «Interi settori e filiere produttive vedranno, per cause non imputabili a loro, la drammatica riduzione dei flussi finanziari per un periodo temporaneo ma di incerta durata – riporta il testo – . E’ urgente, per evitare che l’emergenza sanitaria si trasformi in sociale ed economica, che le banche possano contribuire, in appoggio alle misure del governo, a minimizzare gli effetti finanziari su imprese e famiglie».
Sarà difficile però farlo, se le richieste di sospensioni di rate per miliardi arriveranno disgiunte da una qualche flessibilità contabile nel computarle. La prima richiesta è che «le moratorie conseguenti a provvedimenti di legge o altri atti amministrativi e accordi collettivi verso imprese che non presentino esposizioni deteriorate al momento dei provvedimenti, non comportino alcun tipo di riclassificazione e preventiva valutazione del merito creditizio ». Ed è una deroga alle linee guida Eba, per cui ogni moratoria sposta il credito verso lo status di deterioramento, con maggiori oneri bancari per coprirne i rischi di default.
La seconda richiesta è rivolta alla Bce, che di recente ha introdotto misure più severe e tempi più brevi per azzerare nei bilanci i rischi su crediti deteriorati. «Chiediamo che per tutta la durata della situazione eccezionale sia congelato il decorrere del tempo ai fini delle definizioni di default, e conseguentemente che siano posticipati gli obiettivi di riduzione dei Npe assegnati alle banche », prosegue Sabatini.
Il negoziato è iniziato, anche se c’è poco tempo e la strada appare in salita. Le misure e le dichiarazioni dei banchieri centrali europei di ieri, sia da parte di Christine Lagarde all’Eurotower che da parte di Enria per l’Eba, hanno effettivamente annunciato misure di sostegno e di “flessibilità operativa”: ma dietro le quinte dell’Assobancaria ci si aspettava un cambio di percorso più incisivo rispetto ai modi severi con cui negli ultimi anni si è affrontato il problema dei cattivi crediti. A oggi il 93% degli attivi bancari italiani aderisce agli schemi di moratoria studiati dall’Abi per sospendere o allungare gli interessi sui prestiti emessi fino a fine gennai
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