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L’Abenomics passa alla «fase tre»

Nel primo giorno della kermesse del Wef il premier giapponese Shinzo Abe è arrivato a Davos con un messaggio forte per il gotha della finanza e dell’economia mondiale: la “terza freccia” dell’Abenomics – quella relativa alle liberalizzazioni del settore dell’energia, al miglioramento del sistema sanitario puntando su nuove tecnologie, alla deregolamentazione del Fondo di investimento pensionistico pubblico che oggi gestisce 1.200 miliardi di dollari, e a quello delle riforme strutturali – verrà scoccata presto.
Così, davanti a una platea di ceo globali in religioso silenzio, Abe ha annunciato entro l’anno anche il taglio delle tasse sulle imprese del 2,4%, dimenticando però di ricordare che in aprile aumenterà la tassa sui consumi all’8 per cento. Ha annunciato che a primavera «i salari aumenteranno per sostenere i consumi interni» e per far crescere l’inflazione, tanto da uscire dalla trappola della deflazione.
L’Abenomics passa alla fase tre, dopo la politica espansiva monetaria e la maggiore flessibilità di quella fiscale, ora tocca a deregolamentazione e riforme, un osso duro per qualsiasi governo. Abe con una oratoria potente ha promesso di dare il 30% delle posizioni dirigenti sul lavoro alle donne, per incentivare l’occupazione femminile.
«Il Giappone è tornato», ha rivendicato il premier in un evidente tentativo di corteggiare e rassicurare gli investitori internazionali. Tokyo è tornata alla crescita dopo «anni di Pil asfittici se non negativi» e questo è il frutto della determinazione di un Paese che vuole «diventare business friendly ed attrarre capitali stranieri e dieci milioni di visitatori per le Olimpiadi di Tokyo previste nel 2020», ha sottolineato orgoglioso. Il premier ha promesso di superare «come una trivella» l’opposizione interna alle riforme, e ha rassicurato che il Paese sta per liberarsi dallo spettro della deflazione. Nessun riferimento alle critiche di lo accusa di “esportare” la deflazione in Europa ed Usa.
Poi una stoccata geopolitica alla Cina: «L’incremento delle spese militari in Asia (con un chiaro riferimento alle tensioni con Pechino per le isole contese le Senkaku/Diaoyu, e rivendicate anche da Taiwan, ndr) deve essere ridotto per non disperdere il dividendo della crescita». «Se la pace e la stabilità dovessero essere minacciate in Asia, le conseguenze per il mondo sarebbero enormi», ha avvertito Abe.
Nessun accenno diretto dal parte del premier giapponese all’Europa che, invece, era stata al centro di un seminario svoltosi al mattino il cui titolo sembrava un auspicio: «L’Europa è tornata?». Messi da parte i catastrofisti dell’anno scorso sull’Eurozona, tutti i partecipanti hanno parlato di crescita, di un sistema finanziario in salute e di una politica monetaria accomodante. Un cocktail che ha permesso di superare la fase acuta nella Ue. Ma come sempre ci sono delle Cassandre.
L’Europa dovrà fronteggiare a breve il problema del debito pubblico e privato troppo elevato in molti Paesi, che «non può essere lasciato nel casssetto per troppo tempo», ha ricordato Kenneth Rogoff, professore ad Harvard ed ex capo economista dell’Fmi. Nessun accenno però al debito americano (oggi al 100% del Pil) e a quello giapponese (al 230%). Un allarme che pecca quantomeno di strabismo geopolitico. Come se non bastasse, si è aggiunto il Nobel americano Robert Shiller, che in un’intervista alla Cnbc, ha ricordato come «i prezzi del mercato azionario in alcuni Paesi sono «troppo alti» (senza specificare quali) e c’è il pericolo di una nuova «bolla».
Infine a suonare gli ultimi due allarmi è stato Axel Weber, presidente della svizzera UBS ed ex presidente della Bundesbank. Weber ha posto l’accento sul rischio di vittoria dei Tea Party europei, i movimenti anti-euro alle elezioni per il rinnovo del parlamento Ue. Inoltre, ha ricordato l’ex banchiere centrale tedesco, il rischio è che dopo l’asset quality review alcune banche europee subiscano effetti negativi (a causa di possibili fughe di notizie), innescando una speculazione al ribasso in attesa dei dati definitivi sugli stress test di novembre.

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