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L’abbraccio dei sindaci a Liliana Segre

È uno scudo di carne e ossa contro l’odio virtuale. Un popolo che si fa scorta, a difesa di Liliana Segre, la senatrice a vita sopravvissuta alla Shoah e diventata bersaglio delle minacce da tastiera. Silenzioso, ordinato, variegato ma senza bandiere, questo esercito pacifico di tremila persone si mette in marcia da piazza Mercanti, a due passi dal Duomo, guidato dai pretoriani in fascia tricolore dietro allo striscione «L’odio non ha futuro». C’è il partito dei sindaci, fiaccola alla mano, chiamato a raccolta da Beppe Sala e Matteo Ricci, primi cittadini di Milano e Pesaro, supportati da Anci, Upi e Lega autonomie. Alla fine i sindaci sono oltre seicento, di ogni colore e da ogni angolo d’Italia: da Giorgio Gori (Bergamo) a Dario Nardella (Firenze), Leoluca Orlando (Palermo), Chiara Appendino (Torino), Virginio Merola (Bologna), Federico Pizzarotti (Parma), Claudio Scajola (Imperia). Si stringono alla testimone dell’orrore, a una delle ultime voci della memoria.

I primi passi sono difficili. L’incrocio con un altro popolo, quello dello shopping, all’inizio è traumatico. Il corteo fatica a farsi largo in piazza Duomo. E ancor di più nel budello della Galleria. Ma i passanti indaffarati nelle compere natalizie si trasformano in curiosi prima, in partecipanti poi. Applaudono al passaggio della marea tricolore, si affacciano dalle finestre ai piani alti dei negozi, si uniscono a quel «Bella Ciao» intonato al momento dell’abbraccio alla senatrice Segre sotto la volta stellata dalle luminarie dell’Ottagono, cantano l’inno che chiude la marcia. Vogliono essere monito agli odiatori, ai razzisti, agli ignoranti che attaccano, offendono, minacciano, nascosti dietro a un monitor. «Siamo noi la scorta civica a Liliana Segre».

«Siamo pronti a tornare in marcia se il clima non cambierà», avverte dal palco in piazza Scala il sindaco Sala, che percepisce nel Paese il «rischio» di un razzismo dilagante. Per questo chiede la linea dura: «A volte è un problema come il sistema giudiziario tratta i casi evidenti di un comportamento teso al razzismo o al fascismo». Mentre Oltremanica il tifoso che ha mimato la scimmia è stato subito arrestato: «Vorrei vedere una cosa simile anche in Italia». Spiega Antonio Decaro, sindaco di Bari e presidente Anci: «Siamo qui per dire con forza che non accettiamo nessun tipo di fanatismo, l’unico che i sindaci accettano è quello per la libertà, la democrazia e il rispetto».

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