Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

La Yellen saluta alzando i tassi Trump incassa l’intesa sul fisco

Meno tasse, su i tassi. Nella giornata in cui subisce la pesante sconfitta elettorale in Alabama, Donald Trump incassa una rivincita sulla manovra fiscale che gli sta a cuore. A velocità record (anche per sfruttare la maggioranza più ampia al Senato fino a fine anno) i repubblicani annunciano di avere raggiunto l’accordo finale per armonizzare le due versioni del taglio alle tasse. I testi usciti dalla Camera e dal Senato sono stati uniformati, pronti per un voto definitivo in aula, quindi per la firma del presidente prima delle vacanze. E’ il “magnifico regalo di Natale” che Trump ha promesso agli americani. La notizia fa passare quasi in secondo piano l’altro evento economico delle stesse ore: la Federal Reserve procede, come previsto, ad un nuovo rialzo di un quarto di punto nei suoi tassi direttivi.
L’accordo sulle tasse è un benefico “ricostituente” per il presidente e il suo partito dopo la batosta dell’Alabama. Il testo armonizzato non contiene novità enormi. Il segno della manovra rimane essenzialmente un beneficio per le imprese, mentre sulla massa dei contribuenti i cambiamenti sono variegati e spesso sgravi e mazzate si elidono a vicenda. La tassa sugli utili delle società scende dal 35% al 21%. Vantaggi ancora superiori vanno alle imprese “familiari” che non sono necessariamente piccole: è il caso dell’azienda Trump. L’aliquota più alta sui redditi delle persone fisiche scende dal 39,6% al 37% fino ai redditi da un milione di dollari annui. C’è un piccolo contentino per i contribuenti degli Stati governati dai democratici come New York e California: viene reintrodotta una deducibilità delle imposte locali ma solo fino a 10 mila dollari annui. Resta dunque il segno di una legge che penalizza i contribuenti che abitano sulle due coste, e non votano repubblicano. L’impianto della manovra è discutibile perché si fonda su una premessa ideologica: la convinzione che tassando meno le imprese queste restituiranno il favore alla nazione, a cominciare da aumenti salariali. E’ un teorema contraddetto dalla storia americana negli ultimi quarant’anni, da Ronald Reagan ad oggi. Resta comunque il successo politico, Trump porta a casa alla fine del suo primo anno di governo una complessa riforma su cui pochi avrebbero scommesso. In questo caso la destra ha serrato i ranghi.
Sul fronte monetario la giornata si è svolta secondo le previsioni. Era atteso un rialzo dei tassi della Fed che si è puntualmente verificato nella solita misura omeopatica: un quarto di punto, il che porta i tassi direttivi Usa a quota 1,5%. Siamo ancora ben lontani dalla normalità: rispetto all’inflazione il rendimento reale è nullo o negativo. Molto gradualmente però procede quella normalizzazione che è logico aspettarsi, l’uscita dalla terapia di emergenza. Janet Yellen, ad una delle sue ultime apparizioni come presidente della banca centrale americana, ha ribadito la buona salute del mercato del lavoro dove il tasso di disoccupazione ufficiale è sceso al 4,1%. Mentre parlava gli indici di Wall Street continuavano a salire ( celebrando i regali fiscali alle imprese) e quindi una parte delle domande ha riguardato l’esistenza o meno di una bolla speculativa. Risposta vaga, diplomatica, o inquietante a seconda dei punti di vista: « Le quotazioni di Borsa – ha detto la Yellen – sono elevate, storicamente si situano nella fascia più alta. Ma noi non abbiamo dei precedenti positivi nell’avvistare le bolle speculative». Altra domanda su un tema collegato: Bitcoin. La Yellen lo ha definito “un investimento instabile”, ma ha ricordato che la Fed non ha poteri per regolarlo. Infine sulla manovra fiscale: senza attaccarla direttamente, la banchiera centrale che Trump non ha voluto riconfermare si è detta « preoccupata per il livello del debito americano».

Federico Rampini

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Segnali contrastanti sul fronte Atlantia-Cdp. L’opinione prevalente è che la cordata coagulata in...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Non si tratta solo di scegliere una nuova data a partire dalla quale si potrà di nuovo licenziare. ...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

La proroga del Temporary Framework europeo (il Quadro temporaneo sugli aiuti di Stato) consentirebbe...

Oggi sulla stampa