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La voluntary slitta al 30 novembre

Proroga al 30 novembre della voluntary disclosure, con una possibile coda fino al 31 dicembre per integrare la documentazione. Non solo. Stop all’aumento della benzina con la cancellazione della clausola di salvaguardia per il mancato incasso dei 728 milioni dell’estensione del reverse charge alla grande distribuzione. È il piatto forte del decreto legge sulla finanza pubblica che sarà all’esame del Consiglio dei ministri di oggi. Un decreto eterogeneo che, oltre al capitolo voluntary, potrebbe prevedere misure ad hoc sull’appostamento nei bilanci delle Regioni delle somme destinate al pagamento dei debiti della Pa, lo slittamento dei termini per le delibere comunali su Tasi, Imu, Tari e addizionali Irpef, sul salvataggio delle grandi imprese in crisi e sulla pulizia delle scuole.
La proroga lunga, chiesta a gran voce da intermediari e professionisti per la complessità delle procedure di rientro dei capitali, prevede (salvo modifiche dell’ultima ora) lo slittamento del termine di presentazione delle istanze di adesione dall’attuale 30 settembre al prossimo 30 novembre. Con la possibilità comunque di poter depositare la documentazione a supporto ed effettuare i relativi controlli entro il 31 dicembre. Il differimento, di fatto a fine anno, oltre a favorire le adesioni e i calcoli degli intermediari, consentirà al Governo di poter contabilizzare nel 2016 gli incassi della voluntary così da poterli utilizzare tra le poste di entrata della legge di stabilità in via di definizione.
Proprio grazie agli incassi della voluntary il Governo con il decreto legge stoppa anche l’aumento della benzina che sarebbe potuto scattare dal prossimo 1° ottobre per effetto della clausola di salvaguardia inserita nell’ultima legge di stabilità posta a copertura dell’estensione del reverse charge alla grande distribuzione. Nel maggio scorso l’Europa ha rigettato la richiesta dell’Italia di una deroga alla normativa Ue sull’operazione reverse charge a supermercati, ipermercati eccetera, generando di fatto un “buco” di 728 milioni di euro che, come detto, secondo la stabilità 2015, avrebbe dovuto essere coperto con l’aumento delle accise sulla benzina a partire da ottobre (termine inizialmente fissato a giugno e differito a ottobre dal Dl enti locali).
Con le oltre 22mila adesioni arrivate fino a oggi gli incassi “potenziali” della disclosure (si inizierà a pagare solo quando scatterà l’accertamento nei 90 giorni successivi alla presentazione della domanda) hanno oltrepassato i 900 milioni di euro. Più che sufficienti per coprire i 728 milioni mancanti del reverse charge. Ma non ancora in grado di coprire anche gli altri 671 milioni che l’operazione rientro dei capitali dovrà assicurare per cancellare una vecchia clausola di salvaguardia del Governo Letta, come prevedeva il decreto legge milleproroghe di inizio anno. Per eliminare anche questa clausola il Governo con il Dl di oggi prende tempo fino a novembre nella piena convinzione che gli incassi della disclosure saranno più che sufficienti.
Nel nuovo decreto omnibus, anche se sotto attenta valutazione dei tecnici, ci sarebbe anche una norma sulle grandi imprese in crisi: il Governo vorrebbe concedere al magistrato tre mesi aggiuntivi ai tre che già oggi gli consentono di prorogare di tre mesi l’operazione di salvataggio per le imprese in crisi che presentano comunque criteri di redditività.
Sul fronte scuola, invece, arriva l’ennesima proroga fino al 31 dicembre dei contratti per i servizi di pulizia affidati ai lavori socialmente utili (soprattutto della Sicilia e della Campania), ancora una volta in deroga alle convenzioni Consip.

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