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La voluntary salva dal sequestro preventivo

Cade il sequestro sul profitto della frode fiscale se l’imprenditore ha aderito alla voluntary disclosure che, nel frattempo, dev’essersi già perfezionata.

Lo ha sancito la Corte di cassazione che, con la sentenza n. 10801 del 12 marzo 2019, ha respinto il ricorso della Procura di Roma confermando il dissequestro di oltre 3 milioni di euro.

In particolare l’uomo era stato accusato di non aver dichiarato dei ricavi detenuti all’estero e di aver ideato e realizzato una maxi frode fiscale, mediante l’uso di fatture false.

Prima che avesse notizia delle indagini avviate dalla Guardia di finanza il contribuente aveva aderito alla voluntary, pagando un’imposta decurtata.

Ma la Procura aveva comunque spiccato il sequestro preventivo sul profitto della frode. Contro la misura lui ha presentato ricorso al Tribunale del Riesame di Roma, con successo.

L’accusa si è opposta di fronte alla terza sezione penale del Palazzaccio ma i Supremi giudici hanno confermato il verdetto del riesame.

Ad avviso degli Ermellini, ecco il passaggio chiave della decisione, l’impostazione del Pm ricorrente, assiomaticamente volta a ritenere che l’istituto della collaborazione non inciderebbe sulla operatività delle misure cautelari, appare non tenere conto degli effetti, sul piano penale, della disciplina della voluntary disclosure: sul punto è dirimente osservare infatti l’art. 5 quinquies della l. n. 167 del 1990 ha previsto espressamente che nei confronti di colui che presta la collaborazione volontaria «è esclusa la punibilità per i delitti di cui agli articoli 2,3,4,5,10 bis e 10 ter del dlgs n. 74 del 2000». Di qui, dunque, la constatazione che, perfezionata la procedura e pagate le relative imposte, la causa di non punibilità farebbe venir meno, in capo alle somme derivate dalla utilizzazione delle fatture emesse per operazioni inesistenti, la natura di profitto del reato venendo dunque meno la confiscabilità di dette somme e, conseguentemente, divenendo illegittima la protrazione di un sequestro unicamente a detta confisca finalizzato.

Al contrario, aggiungono i Supremi giudici, il ragionamento del pm, che parrebbe ritenere il sequestro esente dagli effetti della disciplina, sulla base di una diversità delle somme non dichiarate, oggetto della procedura, da quelle invece oggetto di sequestro, trascura di considerare che, essendo tra i reati inclusi nella voluntary disclosure anche, specificamente, quello di dichiarazione fraudolenta, le somme da «rimpatriare» altro non possono essere che quelle stesse derivate dalla utilizzazione delle fatture false.

Debora Alberici

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