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La voluntary punta a fine dicembre

Finestra per l’accesso allungata fino al 31 dicembre 2015 a sanzioni immutate. La “nuova” voluntary disclosure ripartirà quasi certamente dal testo e dalle condizioni attuali – che scadono il 30 settembre prossimo – con un decreto legge omnibus inerente le scadenze fiscali, atteso per fine mese. È questo l’orientamento del governo – pur ancora del tutto ufficioso – per risolvere l’intricato groviglio di norme, scadenze ed esigenze di gettito creatosi attorno all’operazione di rientro dei capitali illegittimamente detenuti all’estero.
Verso la «fase due»
Chiuso l’incidente di inizio settimana (quando un provvedimento delle Entrate aveva rimesso in gioco le annualità “calde” 2008 e 2009) e regalata a contribuenti, intermediari e professionisti una proroga amministrativa fino al 30 ottobre – via Agenzia – per il perfezionamento delle domande, ora la partita si è spostata tutta sul piano politico per ingegnerizzare la “fase 2” della voluntary disclosure, quella da cui il Mef attende più della metà dell’emersione (a oggi 20 miliardi, poco più del 10% delle stime).
Il percorso della nuova voluntary va a incrociarsi, e non a caso, con la vicenda delle clausole di garanzia: parte del gettito atteso dal rientro dei capitali (671 milioni) è infatti già vincolato a neutralizzare l’aumento delle accise sui carburanti previsto dal 1° gennaio prossimo, un buon aggancio per il decreto legge in gestazione. Come del resto sembrano ben relazionate alla materia le questioni dei rapporti con la Svizzera in materia di lavoro e di fiscalità frontaliera, oggetto di trattativa da anni e forse pronte per essere trasfuse in un primo testo a efficacia (fiscale) immediata.
I nodi
Sul decreto legge in arrivo pesano comunque problematiche vibranti che – appunto perché molto complesse – saranno semmai affrontate in sede di conversione parlamentare.
A cominciare dalla durata della “fase 2” della voluntary (giugno 2016 o addirittura a tutto dicembre 2016, cioè fino al debutto dei primi scambi automatici di informazioni con i Paesi ex black list ed early adopter).
E ancora il tema delle sanzioni per le annualità cosiddette accertabili (cioè non prescritte per il Fisco): saranno le stesse e favorevoli della legge 186/2014 sul rientro dei capitali, o invece saranno più severe in omaggio al principio (sostenuto dall’Agenzia) “chi dopo arriva peggio s’accomoda”? Su questo punto si scontrano scuole di pensiero teoriche da un lato (premiare chi è arrivato prima per una questione “etica”) e dall’altro pragmatiche, considerato che regole diverse adottate in corsa comporterebbero un’ulteriore complicazione in un panorama già enormemente complesso e di difficilissima gestione.
Lo scambio di informazioni
E intanto sullo sfondo sta sempre più maturando lo scenario di trasparenza internazionale che dall’inizio ha accompagnato la voluntary italiana. Ieri la Camera bassa della Confederazione elvetica – il Consiglio nazionale – ha avviato il dibattito sull’introduzione in Svizzera, dal 2018, dello scambio automatico di informazioni fiscali per i clienti stranieri degli istituti finanziari che operano nella Confederazione. Di fatto, ciò significa la fine del segreto bancario per questa categoria di persone, ma non per gli svizzeri. Due i testi presentati dal governo per l’approvazione: la Convenzione del Consiglio d’Europa e dell’Ocse sulla reciproca assistenza amministrativa in materia fiscale e le modifiche alle norme in vigore in Svizzera, e la Legge federale sullo scambio automatico internazionale di informazioni a fini fiscali. La rete in cui rischia di infilarsi chi non sceglierà la “conformità” con il Fisco italiano.

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