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La voluntary disclosure vicina

Autoriciclaggio e voluntary disclosure viaggeranno separati con due distinti provvedimenti anche se restano strettamente complementari. A spiegarlo a ItaliaOggi è Francesco Greco, procuratore aggiunto della procura della repubblica di Milano e presidente della commissione del ministero della giustizia per lo studio sull’autoriciclaggio, secondo cui «oramai i tempi di attesa sono brevi».

I tasselli mancanti, l’introduzione del nuovo reato da un lato e l’esimente penale dall’altro, sono in procinto di trovare la loro collocazione.

E la strada che indica Greco è quella di due distinti decreti ad hoc, attraverso i quali il governo nei prossimi giorni renderà nota la soluzione. Una soluzione che darà, da un lato, collocazione all’interno del codice penale alla nuova fattispecie di reato, dall’altro lato l’escamotage elaborato per evitare la procedibilità d’ufficio nei casi in cui la somma autodenunciata superi una certa soglia. Non solo. In materia di voluntary disclosure dovrebbe anche trovare spazio il salvacondotto per l’eventuale responsabilità dei professionisti che hanno collaborato all’espatrio dei capitali.

Voluntary disclosure. Conto alla rovescia dunque per gli addetti ai lavori che, in queste settimane, hanno lasciato in stand-by le procedure per l’autodenuncia di capitali detenuti all’estero dai loro clienti. «Nel corso dei prossimi giorni, attraverso la presentazione di un decreto ad hoc», ha spiegato Greco, «sarà possibile conoscere la soluzione scelta dal governo per l’introduzione dell’esimente penale». Nel corso dei mesi precedenti, quando ancora era in ballo la possibilità che il salvacondotto trovasse spazio all’interno della legge di stabilità 2014, il procuratore aggiunto aveva già reso nota la sua posizione in merito spiegando che, «se un contribuente autodenuncia quanto non dichiarato e detenuto all’estero il premio non può essere altro che lo scudo penale» (ItaliaOggi del 5/10/2013). Trova, quindi, conferma quanto annunciato dal premier Letta poco prima di Natale, nel corso dell’ultimo consiglio europeo a Bruxelles. In quella sede, infatti, Letta aveva annunciato essere «al vaglio del governo un provvedimento ad hoc per il rientro in Italia dei capitali dall’estero e materie di altro tipo». Introdotta l’esimente, l’ultimo chiarimento dovrà arrivare da parte dell’Agenzia delle entrate, cui spetterà il compito di illustrare i dettagli tecnici per la compilazione del quadro Rw. A salvarsi, però, non dovrebbero essere solo i contribuenti. All’interno del decreto, infatti, dovrebbe trovare spazio anche la norma che mette al riparo i professionisti coinvolti da eventuali responsabilità. Sono sempre più frequenti, infatti, i casi in cui il professionista a cui il contribuente si è rivolto è chiamato a rispondere in solido con il cliente di fronte al giudice penale. A lavori completati, però, resterà da vedere la relazione che intercorrerà tra il reato di autoriciclaggio e la voluntary disclosure. Secondo Greco, infatti, «le norme che verranno introdotte, per quanto assolutamente distinte l’una dall’altra, potranno essere considerate tra loro complementari. Non avrebbe senso, infatti», conclude il procurato aggiunto, «introdurre l’una senza l’altra».

Autoriciclaggio. Codice penale pronto al cambiamento. A trovare spazio tra l’art. 648-bis (Riciclaggio) e il 648-quater (Confisca) la nuova fattispecie di reato in materia di autoriciclaggio. Circa la struttura della nuova norma però, Greco non si sbilancia. «Sarà necessario attendere i prossimi giorni per conoscere l’opzione che ha superato il vaglio dell’esecutivo», spiega Greco, «la scelta sarà, però, tra quelle che la Commissione ha formulato alla fine dei lavori».

E andando a rileggere i lavori conclusivi restano, quindi, due le strade percorribili. La prima si basa sulla costruzione di un’unica fattispecie comprendente il reato di riciclaggio e autoriciclaggio, eliminando l’attuale clausola di riserva che esplicita «fuori dei casi di concorso».

La seconda opzione, invece, prevede la costruzione di un’autonoma fattispecie di autoriciclaggio, circoscrivendo, però, il suo ambito di applicazione soltanto ad alcune delle condotte oggi punibili a titolo di riciclaggio come, per esempio, la sostituzione o il trasferimento di denaro, beni o altra utilità di provenienza delittuosa con finalità speculative, economiche o finanziarie.

La nuova fattispecie di reato, che attualmente non trova regolamentazione nel codice penale, prevede in buona sostanza che il riciclaggio del denaro di provenienza illecita sia compiuto dalla stessa persona che ha ottenuto il denaro in modo illecito.

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