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La voluntary «copia» il ravvedimento

Il contribuente potrà liquidare imposte, sanzioni e interessi entro il 30 settembre
La voluntary disclosure diventa simile a un ravvedimento operoso. Nella voluntary 2.0 è infatti possibile per il contribuente autoliquidare imposte, sanzioni e interessi relativi alle attività detenute all’estero in violazione degli obblighi di monitoraggio fiscale o anche a redditi nazionali.
In sostanza, il contribuente potrà autonomamente calcolare le imposte che avrebbero dovuto essere versate negli anni dal 2010 (2006 in caso di Paesi black list) al 2015, le sanzioni e gli interessi ed effettuare il versamento entro il 30 settembre 2017. Peraltro occorrerà valutare la convenienza, con riguardo a Unico 2016, di combinare la voluntary disclosure con la presentazione di una dichiarazione integrativa/tardiva entro il 29 dicembre 2016, che consente sconti maggiori della stessa voluntary evitando il perfezionarsi di violazioni di dichiarazione omessa o infedele.
Qualora si opti per l’autoliquidazione, le sanzioni previste in caso di autoliquidazione dal nuovo comma 5-octies del Dl 167/90 sono le medesime della prima disclosure, e dunque pari al 75% del minimo edittale per le violazioni relative a imposte sui redditi, imposte sostitutive, Irap, Iva, ritenute, Ivie e Ivafe, e alla metà del minimo edittale per le violazioni degli obblighi di monitoraggio delle consistenze estere (1,5% per attività detenute in Paesi white list o che hanno firmato un Tiae entro il 24 ottobre 2016 o 3% negli altri casi). Qualora invece il contribuente non autoliquidi, ma lasci che l’Agenzia emetta l’invito a comparire e l’atto di contestazione delle sanzioni (ha tempo fino al 31 dicembre 2018) le sanzioni sono pari rispettivamente all’85% per le violazioni da RW e al 60% per l’omessa indicazione di redditi (innalzato all’85% in caso di Paesi black list).
La scelta più vantaggiosa per i contribuenti sembra quella di versare autonomamente il dovuto. Tuttavia la norma nulla dice sull’eventuale contraddittorio con l’ufficio, che soprattutto in situazioni complesse dovrebbe essere garantito per evitare che il contribuente paghi somme maggiorate anche a fronte di calcoli in buona fede. Infatti, se il contribuente decide per l’autoliquidazione ma, da un controllo successivo dell’Agenzia dovesse emergere un versamento insufficiente, è prevista una sanzione addizionale del 10% o del 3 per cento.
Avvicinandosi al ravvedimento, in questa nuova versione sembrerebbe finalmente possibile scomputare i crediti per le imposte pagate all’estero e l’euroritenuta e compensare l’eccedenza delle minusvalenze realizzate in un anno negli anni successivi. Entrambe le possibilità sono state di fatto negate dall’Agenzia nella voluntary 1.0. Inoltre dalla lettura della norma sembrerebbe che i proventi dei fondi non armonizzati (che secondo la legge 77/1983 dovrebbero scontare la tassazione con aliquota marginale del contribuente solo se localizzati in Paesi non white list e se non soggetti a vigilanza) siano da tassare sempre con l’aliquota marginale, peraltro “massima” e quindi del 43% per tutti i contribuenti. Senza contare, come insegna anche l’esperienza della voluntary 1.0, che non è sempre agevole per il contribuente risalire alla tipologia di fondo di investimento detenuto. Sempre in tema di fondi, nella voluntary 1.0 l’Agenzia accettava di retrodatare le modifiche intervenute con il Dlgs 4 marzo 2014, n. 44, in una logica di semplificazione, considerando le plusvalenze su fondi (armonizzati e non) sempre imputate a redditi di capitale e le minusvalenze invece a redditi diversi. Si poteva non tenere conto, pertanto, del cosiddetto “delta Nav” risultante dai prospetti periodici al momento della sottoscrizione/acquisto, prospetti la cui acquisizione sarebbe pressoché impossibile. È quindi importante confermare questa come altre semplificazioni.

Carlotta Benigni
Antonio Tomassini

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