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La voluntary 2 sorride ai primi

Voluntary bis a due vie per il contribuente. Chi sceglie l’autoliquidazione e versa spontaneamente entro il 30 settembre 2017 quanto dovuto in base all’istanza di adesione potrà beneficiare degli sconti massimi sulle sanzioni, pagando quanto avrebbe pagato anche nella prima versione della collaborazione volontaria (dal 50% al 75% del minimo edittale, poi definibile a un terzo). Chi invece dopo aver presentato la domanda decide di aspettare che sia il fisco a bussare alla porta, innescherà l’attivazione di un procedimento da parte della competente struttura dell’Agenzia delle entrate, analogo a quello già previsto nella prima tornata della procedura, con la notifica dell’invito al contraddittorio, ma con un incremento delle sanzioni da versare (60% od 85% del minimo, a seconda dei casi). Così l’Agenzia delle entrate nella circolare n. 19/E di ieri, che fornisce i primi chiarimenti in merito alla riapertura della voluntary disclosure prevista dal dl 193/2016.

Divergenze interpretative senza aggravi. Arriva un’interpretazione pro-contribuente sul fronte della maggiorazione sanzionatoria in caso di errata autoliquidazione. Il surplus del 3 o 10% (a seconda dell’entità degli errori) scatterà solo in caso di scostamenti tra l’importo versato e il quantum dovuto in base all’istanza di accesso, mentre non ci sarà aggravio laddove le maggiori somme pretese dal fisco derivino da una «riqualificazione giuridica delle fattispecie rispetto a quella ipotizzata dal contribuente in sede di autoliquidazione». Per esempio in caso di erronea applicazione di un’imposta sostitutiva invece che dell’Irpef ordinaria, derivante da una catalogazione del reddito differente da quella dell’ufficio. Situazione non così infrequente in presenza di strumenti finanziari e/o giuridici complessi (fondi armonizzati e non, trust, polizze, fondazioni di diritto estero), specie in assenza di un contraddittorio preventivo. La soluzione affermata in circolare dovrebbe almeno in parte rassicurare gli operatori, dal momento che l’applicazione della maggiorazione sanzionatoria dal 3 al 10% in caso di insufficiente versamento è risultata in questi mesi una delle criticità principali connesse alla nuova procedura, implicando anche un possibile regime di responsabilità per i professionisti nei confronti dei propri clienti (si veda ItaliaOggi del 10 maggio scorso).

Emersione contanti e preziosi. La procedura rafforzata prevista dall’articolo 5-octies, comma 3 del dl n. 167/1990 per l’emersione del contante, nonostante l’apparente collocazione nell’ambito della voluntary «nazionale», non vale solo per il cash detenuto in Italia, ma anche per le somme custodite all’estero. Viceversa, infatti, si avrebbe «una ingiustificata disparità di trattamento» tra i contribuenti, sottolineano le Entrate. Confermato quindi il ricorso ai tre ulteriori presidi di legalità richiesti dalla norma: dichiarazione che attesta l’origine dei valori da condotte esclusivamente ricomprese tra quelle coperte dall’ombrello penale della disclosure (quindi reati fiscali), presenza di un notaio all’apertura della cassetta e deposito delle somme su un conto vincolato presso un intermediario fino a conclusione della procedura. Fermi restando naturalmente agli adempimenti antiriciclaggio a carico di professionisti e istituti finanziari. Rientrano nel perimetro della procedura rafforzata, aggiunge la circolare, non soltanto i titoli al portatore, ma anche tutto ciò che può circolare senza obbligo di tracciabilità e che tuttavia va incluso nel quadro RW, come «gioielli, opere d’arte, metalli preziosi e valute estere». Alla presunzione di redditività del «nero» si associa poi l’ulteriore presunzione secondo cui tali redditi sono stati conseguiti in quote costanti nel corso del 2015 e nei quattro periodi d’imposta precedenti: per smontare tale presunzione, il contribuente deve «dimostrare che i valori in questione erano già stati tassati o che non sono imponibili», oppure «provare che la provvista con cui sono state costituite le attività in argomento deriva da periodi di imposta non più accertabili». Un aspetto, quello relativo ai prelievi e depositi del contante, che continua a risultare tra i più delicati dell’intera operazione, al punto che inizialmente il Mef aveva valutato l’introduzione di un forfait per l’emersione (poi accantonata).

Valerio Stroppa

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