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La voluntary «1.0» porta in dote 278 milioni alle entrate tributarie

Il colpo di coda della voluntary disclosure/1 del 2015 (legge 184/14) dà ossigeno al gettito dei primi due mesi dell’anno.
Dal report del Mef reso pubblico ieri emergono infatti versamenti per 278 milioni di euro derivanti dagli accertamenti finali della prima Vd, con un aumento di 162 milioni di euro rispetto allo stesso periodo del 2016. Non si tratta di risorse aggiuntive al dato complessivo della prima campagna di regolarizzazione – già rettificato dai 3,8 miliardi delle prime proiezioni del 2015 ai 4,2 miliardi definitivi – ma più semplicemente della coda contabile delle pratiche smaltite dalle Entrate al 28 febbraio di quest’anno, e che quindi entrano nel bilancio del 2017. Nella emersione del 2015, infatti, il pagamento di imposte, sanzioni e interessi avveniva solo dopo la definizione in contraddittorio del dovuto e mediante adesione all’accertamento, a differenza della nuova Vd (aperta il 22 ottobre scorso e accessibile fino al prossimo 31 luglio) che ha preferito la strada dell’autoliquidazione dell’imposta – quindi con pagamento immediato ante controlli e sotto la responsabilità del contribuente.
L’extragettito che pesca dal passato, comunque, troverà nuove risorse anche delle inchieste penali esplose ai margini delle due Vd, cioè dai cosidetti Panama Papers (750 soggetti individuati, più 300 prestanome) e dalle polizze Bahamas legate a Credit Suisse, dove l’istituto svizzero ha già definito l’accertamento tributario pagando oltre 100 milioni – e dove però manca ancora alla cassa gran parte del versante clientela. A proposito della “Bahamas”, il report delle Entrate parla di 3.500 posizioni individuate, 1,74 miliardi di asset extrafiscali e 170 milioni già incassati a titolo di imposte, sanzioni e interessi.
Se questa è l’analisi positiva del passato recente, segnali meno incoraggianti in prospettiva arrivano dal primo e parziale consuntivo della nuova campagna di regolarizzazione (si veda in proposito Il Sole 24 Ore del 2 aprile scorso). A sei mesi dal lancio e a poco più di cento giorni dalla chiusura della finestra di emersione/bis (31 luglio), le istanze presentate sono davvero pochissime e le riserve dei potenziali candidati ancora superiori rispetto al timore di venire scoperti. A dispetto anche del nuovo scenario di collaborazione fiscale internazionale, evidentemente non ancora ben percepito nella sua reale invasività.

Alessandro Galimberti

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