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La volatilità delle Borse e i dubbi delle matricole

Pronte ai blocchi di partenza c’erano alcune delle più interessanti realtà industriali italiane: Favini, Fedrigoni, Ovs solo quest’anno. E poi: Sorgente Res, Massimo Zanetti Beverage, gli aeroporti di Bologna e Catania. Soprattutto, molta attesa c’era per l’Ipo di Poste Italiane spa, anche per gli introiti che avrebbe potuto assicurare allo Stato (4 miliardi). Ma dopo questo rovinoso ottobre della Borsa, che ha visto bruciare venti miliardi di capitalizzazione in poche settimane, sono in molti a tirare il freno e a riflettere sull’opportunità o meno di confermare le loro Ipo: troppo nervosismo sul mercato, troppa volatilità nei valori, troppa incertezza su ciò che ci aspetta dietro l’angolo. Dunque, meglio aspettare piuttosto che farsi male da soli. «Del resto, andare in Borsa in questo momento significa alterare significativamente i valori finanziari: la valutazione delle aziende può cambiare anche del dieci per cento», ammette un esperto analista di piazza Affari. I primi dubbi sono iniziati a circolare dopo i casi di Fineco, Cerved Group e Fincantieri: l’eccesso di euforia non era giustificato a casa nostra, nonostante quest’anno piazza Affari avesse centrato ben 22 collocamenti per una raccolta complessiva di 2,5 miliardi di euro. Molti avevano pensato si potesse tornare ai livelli pre-crisi (nel 2007 la raccolta aveva sfiorato i 4 miliardi; e nel 2013 i diciotto collocamenti avevano raccolto 1,3 miliardi). Poste Italiane spa è stata la prima ad annunciare

il rinvio al 2015 dei progetti di collocamento: la società controllata dal Tesoro non può permettersi un flop. Per ragioni diverse, poi, hanno sospeso le procedure Sisal e Rottapharm, attese per l’estate (Rottapharm ha poi trovato un partner industriale). E nei giorni scorsi hanno fatto marcia indietro anche Italiaonline (Virgilio e Libero), e Intercos, leader nel settore del make up. Dalla fine dell’estate, insomma, lo scenario è completamente cambiato, con un peggioramento delle condizioni complessive proprio a partire da ottobre: le venete Ovs, Favini, e Zanetti Beverage hanno avviato le procedure ed ora stanno giustamente pensandoci sopra. Raiway, la società che controlla le torri di trasmissione, attende il nullaosta della Consob per poi avviare il road show sulle piazze economiche: ma la scadenza di metà novembre potrebbe slittare. Non intende rinunciare al progetto invece l’industriale Alessandro Fedrigoni, re delle cartiere, ricavi per oltre 800 milioni di euro, il cui debutto è fissato per il 29 ottobre: «La situazione dei mercati non è mai tranquilla, ma io sono ottimista di natura». La frenata del Pil italiano, l’attesa per i test europei delle principali banche e le parole di Mario Draghi sulla politica monetaria europea devono aver gelato gli entusiasmi di altri. Sono in molti ora a scommettere che anche le matricole attese per gli ultimi due mesi dell’anno avranno un ripensamento: «È assolutamente plausibile che alcune società rivedano i loro programmi – spiega un analista – anche perché a nessuno conviene collocare le proprie azioni a valori molto differenti dalle attese. Il mercato si trova in una situazione complicata e di grande nervosismo, naturale che chiunque voglia proteggere i propri valori: sia i sottoscrittori che le stesse società, che vedrebbero uno squilibrio tra le attese e la risposta del mercato». A sinistra, un interno di Palazzo Mezzanotte, sede della Borsa Italiana in Piazza degli Affari a Milano

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