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La vittoria della Merkel e il sollievo dell’Europa

di Paolo Lepri

BERLINO — Silenzio glaciale per due dissidenti autorizzati a fare una dichiarazione di voto, il liberale Frank Schläffer e il cristiano-democratico Klaus-Peter Willsch, applausi e festeggiamenti, dopo il risultato, per una Angela Merkel più sorridente del solito. La cancelliera ha vinto una sfida difficile. Il potenziamento del fondo europeo salva Stati è stato approvato dal Bundestag con una maggioranza schiacciante, ma soprattutto senza il concorso determinante dell'opposizione socialdemocratica e verde, scongiurando così una crisi potenziale che si sarebbe potuta protrarre anche fino alle elezioni del 2013. E' tutta l'Europa, però, che tira un sospiro di sollievo.

Il via libera del Parlamento tedesco alle decisioni del vertice europeo del 21 luglio è arrivato con 523 sì, 85 no e tre astensioni. Sono stati in tutto tredici i parlamentari Cdu, Csu (l'ala bavarese del partito della Merkel) e Fdp (il partner di governo nella maggioranza «nero-gialla») che hanno confermato il loro dissenso. Due invece si sono astenuti. Ma la cancelliera è stata appoggiata da 315 deputati dello schieramento governativo, quattro di più di quella soglia dei 311, necessaria per l'approvazione del provvedimento, che nelle settimane scorse era sembrata un traguardo irraggiungibile.

Che si trattasse di un passaggio decisivo lo dimostrano le forti pressioni cui sono stati sottoposti i ribelli, se è vero quanto hanno denunciato alcuni di loro, come per esempio il cristiano-democratico Wolfgang Bosbach che si è detto «deluso e ferito». Anche il dibattito è stato molto teso: nemmeno qualche battimano di cortesia per Willsch («stiamo prestando i soldi dei nostri figli») e Schläffer, secondo il quale «i precedenti aiuti alla Grecia non hanno disinnescato la situazione e adesso non possono fare altro che peggiorarla».

Al Bundestag sono intervenuti anche i grossi nomi, come l'ex ministro delle Finanze Peer Steinbrück, possibile candidato socialdemocratico alla cancelleria, che non è stato indulgente con la Merkel, accusata di «non aver spiegato bene ai cittadini perché queste misure, purtroppo ancora insufficienti, erano necessarie» e il capogruppo della Linke, Gregor Gysi, a nome di quella opposizione che dice sempre no. Ma alla fine gli uomini della cancelliera erano uno più soddisfatto dell'altro, come il segretario generale Cdu Hermann Gröhe: «Il nostro impegno per sostenere l'euro è chiarissimo», ha detto.

Certo, la strada non è in discesa. La soluzione della crisi greca è ancora lontana, i timori di contagio non sono fugati, e la Merkel non ha significativamente escluso, proprio alla vigilia del dibattito di ieri, una rinegoziazione del nuovo pacchetto di aiuti per il governo di Atene. Comunque vadano le cose (il ministro delle Finanze Wolfgang Schäuble ha parlato di una possibile decisione dell'eurogruppo il 13 ottobre), il Parlamento tedesco è chiamato ad altri due appuntamenti delicati: un voto sul secondo bailout e un altro sul meccanismo permanente di stabilità che dovrebbe entrare in funzione nel 2013 per sostituire il fondo salva Stati Quella di ieri è stata una tappa importante, ma ci sono altri ostacoli sul cammino del governo.

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