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La vigilanza Bce: banche promosse, i banchieri no

Le banche europee sono ormai solide ma i banchieri devono mettersi in linea con le regole: come ha sottolineato ieri il presidente del Consiglio di Vigilanza Unica Bce, Andrea Enria, nelle banche dell’eurozona si registra un «deterioramento» relativamente ai controlli e alla gestione. C’è soprattutto un tema di «condotta» da parte dei banchieri, di non efficaci controlli antiriciclaggio e di regole ancora troppo lasche sulle caratteristiche dei manager bancari (il cosiddetto «fit and proper»). Enria non fa nomi ma hanno destato scandalo le vicende anche penali che hanno riguardato in Europa colossi come Ing, Deutsche Bank e Danske Bank, a Malta e in Lettonia. E se le banche sono condotte male, spiega Enria, ci sono troppi rischi in più e questo allontana gli investitori. Inoltre c’è il tema di redditività: gli utili sono inferiori al costo del capitale e quindi gli istituti devono spingere sull’adeguamento dei modelli di business, sul miglioramento dei criteri di concessione dei crediti e sul taglio dei costi.

In quest’ottica la Bce non ostacola le «aggregazioni». Enria ha anzi specificato che la Vigilanza spiegherà i suoi orientamenti sul tema. Molte fusioni sono infatti frenate dal timore dei banchieri di una richiesta di ulteriore capitale da parte della Vigilanza.

Enria si dice comunque «soddisfatto» complessivamente dell’esercizio «Srep» sul fronte del capitale: dei 109 istituti analizzati, solo in 6 restano sotto la soglia. Di questi, quattro hanno risolto i problemi di capitale già a fine 2019. Per la prima volta è stato pubblicato il dato sulla richiesta di capitale aggiuntivo, di «secondo pilastro» (pillar 2), che le banche di solito non pubblicavano, tranne le italiane che risultano tra le meno rischiose. In testa in Europa tra le banche commerciali, e terza nell’eurozona, c’è il Credem, con una richiesta dell’1% di capitale supplementare. Mediobanca è ottava (1,25%),con Bnp e Apobank. Intesa Sanpaolo (1,5%) 11esima, Unicredit (1,75%) al 23esimo posto con altre 16 banche; seguono Bper (2%), Ubi, Banco Bpm e Ccb (2,25%) Iccrea. In coda Mps e Popolare di Sondrio (richieste del 3%).

Le banche sono migliorate anche nei crediti deteriorati, dimezzandosi dai mille miliardi di euro di npl del 2014 ai 543 miliardi di fine 2019.

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