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La Vigilanza Bce alle banche: accelerare la vendita di Npl

L’input della Banca Centrale Europea sui crediti deteriorati non cambia: le banche, specialmente quelle italiane, devono liberarsi del fardello dei non performing loans. Al più presto. A ribadire il concetto, qualora ce ne fosse bisogno, è stato ieri il componente del Supervisory Board della Vigilanza europea, Ignazio Angeloni. Che parlando a Milano nel corso di un convegno organizzato dalla Adam Smith Society ha sottolineato che le banche «potrebbero essere tentate di ammorbidire l’impegno» profuso nella pulizia di bilancio, nella speranza che le migliorate condizioni economiche possano «fare il lavoro al posto loro a un costo inferiore. Questo sarebbe un errore».
Ora: è vero che il miglioramento delle condizioni macroeconomiche «aiuteranno il riassorbimento degli Npl», riconosce Angeloni. Ma questo d’altra parte potrebbe comportare «il rischio di abbassare la guardia».
Il funzionario Bce tiene peraltro a sottolineare come non tutti gli Npl siano stati originati dalla recessione. Parte del fardello di circa 900 miliardi di Npl lordi che pesano sulle banche europee, infatti, può essere attribuito a fattori specifici che riguardano le singole banche. «Ci sono differenze significative nelle performance creditizie delle banche e nella qualità dei controlli interni e delle pratiche di governance, anche tra istituti che operano uno accanto all’altro», sottolinea Angeloni. Ecco perchè serve uno sforzo continuo tagliato «su misura» per le specifiche situazioni delle singole banche, così da «migliorare le pratiche creditizie e portare efficacemente alla vendita degli Npl esistenti».
Come noto, il tema dello smaltimento dei crediti deteriorati è oggi in cima alle priorità della diverse Authority e degli enti sovranazionali. A muoversi ad esempio sarà a breve anche il Fondo monetario che all’inizio di giugno, come riportato ieri da Radiocor, avvierà la tradizionale missione annuale di valutazione “articolo IV” sul sistema economico e finanziario del Paese. Ma gli Npl sono oggi un’urgenza soprattutto per la Bce. Non a caso le banche italiane hanno inviato nelle scorse settimane a Francoforte i piani relativi alle dismissioni (o i recuperi interni) pianificate nel giro dei prossimi 3-5 anni. Una mappa su cui gli stessi ispettori si devono esprimere per avallarne la correttezza o chiedendo ulteriori correzioni, così da permettere alle banche di partire con i lavori. In molti guardano proprio verso l’Eurotower, attuale sede dell’Ssm, da cui a breve si attendono i riscontri. A valle dell’implementazione di questo programma, dice Angeloni, la Bce si aspetta «una significativa accelerazione della vendita di Npl».
Le parole del membro del Board Ssm fanno il paio con quelle espresse sempre ieri del numero uno della Vigilanza europea, Danièle Nouy, che ha tenuto un discorso a Francoforte. La numero uno dell’Ssm ha esortato le banche europee ad accelerare sul deconsolidamento degli Npl. Liberarsi da questo peso «è più facile a dirsi che a farsi» riconosce la presidente del Consiglio di Vigilanza della Bce. Per questo gli istituti «devono agire e fissare piani di riduzione realistici ma allo stesso tempo ambiziosi». Non solo Npl, però. La Nouy ha peraltro aperto a una maggiore integrazione tra «le regole» e «la flessibilità nella vigilanza»: alcune proposte legislative in particolare «potrebbero» creare una «intelaiatura troppo rigida attorno alla vigilanza» sul secondo pilastro.
Infine, a proposito di regole, va ricordato che ieri la Bce ha diffuso la guida relativa alla verifica dei requisiti di professionalità. Diversi i punti evidenziati. Tra questi, da sottolineare che un banchiere può perdere i requisiti di onorabilità anche se viene assolto nel corso di un procedimento penale.

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