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La via tortuosa del brevetto unitario tra ricorsi e Brexit

Un solo “passaporto” per dare diritto a un’innovazione meccanica, a una soluzione farmacologica, a una qualsiasi invenzione, di poter liberamente circolare in tutta Europa senza essere copiata, falsificata, illecitamente riprodotta. Sinora il brevetto unitario è sempre slittato. Ma i pronostici degli operatori ben informati lo danno in arrivo – questa volta, forse, davvero – nel 2019, più o meno tra un anno. Di cosa si tratta esattamente? E sarà un vantaggio per chi?
Cos è il brevetto unitario
Oggi esiste già un brevetto europeo. L’azienda manda una domanda sola (in inglese, francese o tedesco) all’Epo (l’ente brevetti) e specifica per quali Paesi intende attivare la copertura IP (solitamente Germania, Francia, Regno Unito…). Più Paesi include e più si paga. Ma in caso di contenzioso si fa riferimento ai tribunali nazionali e l’azienda italiana che si trova a doversi tutelare a Monaco, a Praga o Parigi deve affidarsi alle locali giurisdizioni.
Il brevetto unitario prevede, invece, che con una sola procedura (simile alla precedente) e un solo pagamento (inferiore alla somma degli importi necessaria oggi per tutelarsi in tutta Europa), la copertura brevettuale scatti automaticamente in tutti gli Stati Ue aderenti (solo la Spagna è fuori).
A questo “strumento” si affianca il Tribunale per il brevetto unitario (Tub), foro sovranazionale specializzato nelle controversie in materia di brevetti. La Corte di I istanza avrà una sezione centrale a Parigi e quelle “specializzate” a Londra (brevetti farmaceutici) e Monaco (ingegneria). Oltre a numerose corti regionali (aree baltico-scandinava, Est Europa e greco-balcanica) e locali (tra cui quella di Milano). Il sistema entra in vigore solo dopo la ratifica di almeno 13 Stati Ue, tra cui Germania, Francia e Gran Bretagna. Se la Corte costituzionale tedesca rigetterà, nel merito, un ricorso presentato, tutte le condizioni saranno soddisfatte e si potrà partire.
Per ora, la sfida sembrava essere solo quella di come gestire l’incompatibilità di Londra, in uscita dalla Ue ma sede di una Corte (in cui si applica il diritto Ue). La “fretta” con cui Londra, in questi mesi, ha voluto ratificare pare andare nella direzione di portare a casa il più possibile prima di entrare nel vivo dei negoziati con Bruxelles.
Per chi non è convinto…
Per un periodo transitorio di tre mesi dalla data di partenza delle procedura unitaria sarà possibile, per i brevetti europei già concessi (anche da molti anni), presentare una richiesta di “opt-out”: cioè non saranno assoggettati alla giurisdizione del nuovo Tribunale unificato (Tub) , ma ancora a quello dei tribunali nazionali degli Stati in cui è stato convalidato il brevetto. Non solo. Per i brevetti che verranno concessi nei primi 7 anni di attività del Tub, sarà possibile scegliere che esso non ricada sotto la giurisdizione del Tub, ma rimanga soggetto alla giurisdizione dei singoli tribunali nazionali in cui il brevetto ha validità. Questa scelta dovrà, però, essere messa nero su bianco, al momento della concessione del brevetto.
I costi
Secondo i tecnici di Epo – l’Ufficio europeo per i brevetti – rinnovare un brevetto, in tutta Europa, su 10 o 20 anni potrà arrivare a costare a una Pmi fino all’80% in meno rispetto a quanto avviene oggi. Le nuove tariffe – che copriranno il territorio di 27 Stati membri della Ue (la Spagna, avendo ricompreso solo inglese, francese e tedesco come lingue per il “deposito” brevettuale e la discussione delle cause, per ora si chiama fuori) corrisponderanno alla somma totale delle tariffe di rinnovo attualmente versate per i quattro Paesi in cui i brevetti europei sono al momento più frequentemente convalidati (Germania, Francia, Regno Unito e Paesi Bassi). Per i primi 10 anni – la durata media di un brevetto europeo – il costo di rinnovo per un brevetto unitario sara pari a meno di 5mila euro, e il totale complessivo da pagare per il suo mantenimento su 20 anni ammonterà a poco più di 35.500. Oggi, negli stessi Stati membri , si arriva, rispettivamente, a 29.500 euro e a quasi 159mila euro. «Si tratta – spiegano all’Epo – di una riduzione del 78% rispetto alla situazione attuale».
Perché non arriva?
Questa volta, la colpa non è della Brexit e di Londra che, nonostante tutto, lo ha già ratificato. Un anno fa, un cittadino tedesco (cui la Corte garantisce l’anonimato) ha fatto ricorso contro la normativa europea che istituisce il brevetto unitario e la relativa Corte (Upc), per una presunta incompatibilità della disciplina europea rispetto alla Costituzione federale tedesca. I 2 rami del Parlamento tedesco hanno già votato a favore. Ma la Suprema Corte – che in Germania è tenuta a valutare tutti i ricorsi presentati – in via cautelare ha accolto il ricorso e chiesto al presidente della Repubblica tedesco di non firmare. Tutt’altra cosa sarà la valutazione di merito. Che è attesa nelle prossime settimane. Se la Corte tedesca darà il via libera, il brevetto potrebbe arrivare già a primavera. Se si esprimerà comunque entro l’anno, lo vedremo la prossima estate.

Laura Cavestri

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