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La via dei Fürstenberg: «Banca Ifis crescerà insieme alla famiglia»

«Banca Ifis crescerà ancora restando in famiglia. E per questo c’è mio figlio Ernesto: è la continuità, mia e del gruppo». Sebastiano Egon Fürstenberg parla raramente, e quando lo fa dosa le parole. Figlio di Clara Agnelli e nipote dell’Avvocato, presidente della banca che ha fondato nel 1983, in questa conversazione con Il Sole 24 Ore insieme al figlio ammette che «oggi far banca non è il miglior affare che ci sia in giro. Per fortuna, però, Ifis si è specializzata su attività di credito alternative a quelle tradizionali che hanno mantenuto un appeal e una profittabilità superiori alla media del settore: è il frutto di un percorso pensato e costruito in questi 37 anni che intendiamo salvaguardare con una crescita organica che non ne snaturi la sua identità».

In questi primi giorni del 2021 il presidente di Banca Ifis parla dagli uffici della holding di famiglia, La Scogliera Spa, che controlla con il 50,5% Banca Ifis. Videocollegato dalla sede del gruppo di Roma, c’è invece il figlio Ernesto Fürstenberg Fassio, che è vice presidente dell’istituto. «In questo periodo di Covid ci vediamo due o tre volte al mese», spiegano, «ma siamo sempre in contatto al telefono. E sulla banca non c’è decisione che non sia presa insieme». Le vedute, confessano, talvolta non sono convergenti. «Ma quel che conta è la sintesi, che è sempre una e condivisa», assicura Ernesto. «I temi più strettamente collegati all’innovazione apparentemente sono più vicini a me per ragioni anagrafiche, ma devo ammettere che mio padre ha sempre trattato questioni profondamente innovative. E per noi la sfida è proprio questa: mantenere la capacità di questa banca di innovare, anno dopo anno, la sua tradizione».

Prossima tappa in primavera, quando Frederik Geertman diventerà amministratore delegato. A spiegare il cambio della guardia è Sebastiano, che due anni fa aveva arruolato Luciano Colombini, una scelta «di cui sono estremamente soddisfatto». La palla ora passerà al manager ex Capitalia-UniCredit-Ubi, «che senz’altro porterà ulteriore valore alla Banca, attraverso le competenze specifiche maturate nel corso della sua carriera, avendo coordinato operazioni di rilancio economico e industriale di rilevanza nazionale e implementato nuovi modelli basati sulle tecnologie più moderne». È a lui, nel rispetto dell’autonomia che spetta ai manager, che toccherà elaborare il nuovo piano 2022/2024 e scegliere la linea su un tema chiave, le operazioni straordinarie. Banca Ifis, come buona parte degli istituti, parteciperà al grande risiko bancario che tutti vedono sempre più imminente? «Mai dire mai», dice Ernesto. «Non si può escludere che si guardi con interesse a operazioni straordinarie. Ma in futuro: al momento la banca prevede una crescita organica che sarà fatta attraverso investimenti in fintech. Non tanto acquisizioni per crescere dimensionalmente ma investimenti in tecnologie per incrementare l’efficienza e alimentare sinergie future sia sugli Npl che nel commercial banking». Morale: lo schema dell’operazione rimasta in piedi per mesi con Credito Fondiario, che nei fatti avrebbe previsto la dismissione di buona parte del business Npl, è accantonato.

Confermato in tutto e per tutto, invece, è il dna di banca familiare. Perché dentro a un credito proiettato verso il gigantismo per necessità più che per scelta, «siamo certi che i valori della tradizione possano costituire un punto di riferimento importante per tanti soggetti, specie per chi è alla ricerca di investimenti sani e durevoli», dice Ernesto: «D’altronde, la storia e i risultati di Banca Ifis sono la dimostrazione di come sia possibile coniugare l’innovazione con la stabilità di una tradizione familiare dotata di valori solidi e progetti di lungo termine». Dunque i Fürstenberg non mollano, anzi: «La ricetta vincente è quella che ha raccontanto Ana Botìn al Financial Times a inizio settimana, basata su rivoluzione digitale e sfida green, insieme a un pacchetto di regole che consentano di incentivare il credito. Per quello che ci riguarda – sottolinea Ernesto – aggiungo l’attenzione alle persone, dai clienti ai dipendenti, che in Ifis sono mediamente molto giovani».

Piuttosto, c’è un tema che ai due Fürstenberg sta particolarmente a cuore, ed è quello dei dividendi. La linea dura della Bce, che ha congelato le cedole 2019 e consentito un rilascio parziale di quelle 2020 limitato al 15% degli utili, non penalizza solo la famiglia e la sua holding: il discorso è più ampio, e attiene alla remunerazione del capitale. «Deve essere adeguata, per rispondere a una legittima aspettativa di tutti gli azionisti: solo così una banca potrà continuare a essere appealing come investimento sul mercato. A maggior ragione ora che le banche americane e asiatiche non hanno avuto vincoli. E quindi, a parità di altre condizioni, hanno un vantaggio verso gli investitori». Come ci si muoverà in Ifis? Per ora non c’è alcuna intenzione di salire sulle barricate, o di seguire l’esempio dei finlandesi di Bank of Åland, che ignorando il diktat del regolatore nazionale proprio l’altro ieri hanno distribuito una maxi cedola da un euro ai soci: «Rispettando le disposizioni della Vigilanza e con il faro del presidio della solidità patrimoniale del gruppo, la Banca ha sospeso la distribuzione del dividendo per l’anno in corso. Ma siamo fiduciosi di poter darvi esecuzione, appena ci saranno le condizioni».

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