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La verifica Irap vale per l’Irpef

Sussiste litisconsorzio necessario tra la società di persone e i soci se nei confronti della prima viene accertata maggiore Irap, in quanto stante la similitudine della determinazione della base imponibile con le imposte sui redditi, verranno poi rettificati anche maggiori imponibili in capo ai singoli soci. Da qui la necessità per questi ultimi di intervenire anche nel giudizio nei confronti della società. A fornire questo importante principio sono le Sezioni unite civili della Corte di cassazione con la sentenza 10145 depositata ieri.
Al socio di una società personale veniva contestata maggiore Irpef in conseguenza di una rettifica Irap ed Iva in capo alla società. La commissione provinciale e quella regionale confermavano la legittimità degli atti e il contribuente ricorreva allora per cassazione lamentando, tra l’altro, la violazione del principio del contraddittorio non avendo partecipato i soci cui era stato notificato l’avviso di rettifica Irpef, al giudizio in capo alla società (relativo ad Iva ed Irap).
L’agenzia delle Entrate si difendeva rilevando che comunque i giudizi erano stati trattati congiuntamente nelle stesse udienze ancorchè non formalmente riuniti. La sezione tributaria della Corte di cassazione, rilevando una questione di massima importanza, rimetteva gli atti al primo presidente per l’eventuale assegnazione alle Sezioni unite.
La questione dibattuta, in estrema sintesi, concerneva l’eventuale sussistenza del litisconsorzio necessario tra società di persone e soci nel caso in cui oggetto dell’accertamento a carico della società non fosse l’Ilor ma l’Irap, stante la peculiarità di quest’ultima imposta non avente natura reddituale ma reale. Circa infatti la sussistenza del litisconsorzio in presenza di Ilor, la questione è già stata risolta positivamente dalle Sezioni unite della Suprema corte con la sentenza 14815/2008. Nell’occasione i giudici conclusero evidenziando che nei processi relativi al l’Ilor in capo alla società e quelli conseguenti in capo ai soci cui si rettifica l’Irpef, i fatti in contestazione sono i medesimi e cioè la legittimità e la fondatezza del l’accertamento del reddito recuperato in capo all’impresa. Da qui la sussistenza del litisconsorzio. In quest’ultima vicenda, le Sezioni unite hanno innanzitutto valutato se l’Irap sia un’imposta più assimilabile all’Iva ovvero al l’Irap. Nel primo caso, infatti, (assimilazione all’Iva) il litisconsorzio sarebbe escluso come da giurisprudenza consolidata di legittimità.
I giudici hanno concluso, invece, anche alla luce delle giurisprudenza della Corte di giustizia che l’Irap non è assimilabile all’Iva sostanzialmente perché l’una è riscossa in ogni fase della produzione e commercializzazione, mentre l’altra è calcolata sul valore netto della produzione. L’assimilazione è, al contrario, evidente con l’Ilor sia in termini di determinazione dell’imposta sia per le regole di accertamento. Ne consegue che sussiste la medesima situazione di litisconsorzio necessario già affermata in passato per l’Ilor. Secondo la sentenza, in particolare, vi è una sostanziale coincidenza degli elementi economici che costituiscono i presupposti sia dell’imposta in capo alla società (Irap) sia in capo ai soci (Irpef). In virtù di tale litisconsorzio i giudici hanno annullato l’intero giudizio con la rimessione delle parti innanzi alla commissione provinciale, al fine di consentire ai soci di intervenire anche nel giudizio in capo alla società.

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