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«La vera sorpresa? La resistenza dell’euro»

«Sono stato sorpreso e impressionato dall’impegno verso l’Europa. Come economista americano non ho mai visto molti vantaggi nella moneta unica, perché i cicli delle varie economie europee non erano sincronizzati e la mobilità delle persone insufficiente, a causa delle barriere linguistiche e culturali. Ero inoltre tra quelli convinti che la Grecia sarebbe uscita dall’eurozona. Mi sbagliavo: l’Europa ha mostrato una resistenza formidabile, e anche l’euro», ammette Alan Krueger, 53 anni, economista dell’Università di Princeton, ed ex capo dei Consiglieri economici di Barack Obama. 
All’indomani delle elezioni del Parlamento europeo «è interessante vedere che l’Italia ha votato contro corrente. Sospetto che sia merito di Renzi, che è un leader carismatico, e il Paese vuole che abbia successo», valuta Krueger. E, però, si dice «preoccupato per l’affermazione dei partiti anti-europei e anti-immigrazione in molti Paesi che hanno votato per il Parlamento Ue. Credo che ora la leadership politica in gran parte del Continente debba lavorare meglio per convincere l’opinione pubblica dei benefici dell’integrazione e di un’unione politica, in particolare per la sicurezza e la stabilità internazionale». I suoi consigli? «Basta politiche di austerità, meno regolamentazione per promuovere lo spirito imprenditoriale».
Dopo aver fatto tappa a Parigi per assistere, da tennista appassionato, a uno spicchio degli Open di Francia, Krueger giovedì sarà a Milano per tenere la Bocconi-Boroli Lecture all’Università Bocconi. Tra i maggiori esperti di lavoro in America, il tema centrale della sua lezione sarà la disoccupazione di lunga durata. «In Italia è da tempo un problema strutturale, e anche negli Stati Uniti abbiamo avuto un aumento senza precedenti dopo la Grande Recessione: ci sono oltre 3 milioni e mezzo di persone senza lavoro da più di 6 mesi, oltre a circa 8 milioni di disoccupati di breve durata. Per noi è un fenomeno nuovo, dovuto al fatto che la recessione è stata così profonda e la perdita di posti così ampia che non siamo stati abbastanza veloci a creare occupazione sufficiente. Adesso la creazione di lavoro è tornata quasi normale, con 2,3-2,5 milioni di nuovi posti all’anno, ma non bastano». Con un problema in più: Krueger crede che i disoccupati di lunga durata siano fuoriusciti dal mercato del lavoro e difficilmente vi rientreranno: «Non è ancora successo, e non ci sono molti precedenti». Una visione divergente da quella della presidente della Federal Reserve, Janet Yellen, convinta invece che una crescita più vigorosa dell’economia farà aumentare la partecipazione alla forza lavoro, man mano che i lavoratori scoraggiati torneranno sul mercato. «Il problema in America riguarda soprattutto gli uomini. Come vivono? Si occupano della casa o vanno prima in pensione. Dormono molto, socializzano sul web. Spesso le famiglie li sostengono, ma abbiamo notato anche un forte aumento dell’assicurazione sulle disabilità». Che fare dunque? Krueger suggerisce «politiche che incoraggino i datori di lavoro ad assumere i disoccupati di lunga durata, ad esempio, attraverso un credito fiscale. Ma anche «un sistema di assicurazione contro la perdita del salario, dove gli uffici di collocamento si accollano una parte, diciamo la metà, della differenza tra il vecchio stipendio e quello nuovo, se il lavoratore accetta un bel taglio alla sua busta paga». Tra gli strumenti utili cita inoltre «formazione e assistenza per trovare un nuovo lavoro». E per l’Italia ha una raccomandazione specifica: «Avviare un’attività è molto complicato, dovete semplificare la vita alle start-up».

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