Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

La vera sfida è come usare lo scudo

I motori degli elicotteri, dunque, sono stati accesi. A Francoforte, la Banca centrale europea di Mario Draghi è pronta a comprare titoli di Stato spagnoli, italiani e di qualsiasi Paese dell’Eurozona che ne avesse bisogno. A Washington, la Federal Reserve di Ben Bernanke ha lanciato la terza operazione di quantitative easing (QE3) dall’inizio della crisi finanziaria e comprerà bond garantiti da mutui per 40 miliardi di dollari al mese fino a quando ce ne sarà bisogno, cioè fino a che il mercato del lavoro americano non si sarà ripreso «sostanzialmente»: assieme a un’altra operazione di acquisto di titoli di Stato già in essere, Operation Twist, la Fed immetterà liquidità nel sistema per 85 miliardi al mese tra ora e fine anno.
Aggressivi
Due mosse aggressive da una parte e dall’altra dell’Atlantico che riportano in primo piano un’affermazione famosa del Premio Nobel Milton Friedman: per combattere la deflazione, si può sempre «gettare denaro giù dall’elicottero». Denaro naturalmente non preso dal bilancio dello Stato (che sarebbe ancora denaro di quegli stessi cittadini che lo raccolgono per le strade) ma stampato apposta dalla banca centrale. Nel 2002, quando non era ancora capo della Fed, Bernanke celebrò Friedman proprio ricordando la parabola dell’elicottero e per questo i cinici di Wall Street ora lo chiamano «Helicopter Ben». Ora non siamo probabilmente in un letterale «Momento Friedman»: la Fed non darà direttamente dollari ai cittadini e l’operazione europea denominata Outright Monetary Transactions (Omt) non giustificherebbe il chiamare «Helicopter Mario» il presidente della Bce.
Ciò nonostante, lo stesso Bernanke in passato ha sostenuto che le operazioni di quantitative easing sono quanto di più vicino al gettare denaro sulla testa dei cittadini, o del mettere denaro sotto terra e poi lasciare che la gente se ne appropi, come ipotizzava John Maynard Keynes. E anche l’iniziativa della Bce – che segue i prestiti triennali aggiudicati nei mesi scorsi da Francoforte alle banche per oltre mille miliardi a tassi molto bassi – rompe con l’ortodossia che ha prevalso per decenni tra le banche centrali europee, influenzate dal successo della rigida Bundesbank: non è «Helicopter Money» ma è abbastanza non convenzionale da fare dire che nel mondo delle banche centrali probabilmente l’era dell’ortodossia anti-inflazionistica si è chiusa e se ne è aperta un’altra non ancora testata, per molti versi obbligata ma anche piena di rischi. Territorio vergine.
Governi in campo
In Europa, l’iniziativa di Draghi e il via libera dato dalla Corte Costituzionale tedesca al fondo salva-Stati Esm hanno aperto un ombrello sotto il quale le economie nazionali dovranno ora aggiustare i conti pubblici e rilanciare economie e competitività. Allo stesso tempo hanno modificato parecchie prospettive politiche. Angela Merkel può ora sperare di avere di fronte un anno più tranquillo e di arrivare alle elezioni tedesche del prossimo autunno con la corona di leader dai nervi saldi che ha saputo fare le scelte giuste di fronte alla crisi.
Mariano Rajoy deve invece decidere in fretta se chiedere l’aiuto del fondo salva-Stati e quindi firmare il Memorandum of Understanding con il quale la Spagna prenderebbe certi impegni di risanamento, condizione necessaria affinché la Bce inizi a comprare i suoi bond sul mercato secondario: la riduzione dei tassi sul debito spagnolo seguita agli eventi dei giorni scorsi potrebbe però tentarlo di aspettare.
E in Italia la questione di un Memorandum of Understanding vincolante che Mario Monti non ha ancora deciso se proporre si intreccia alla questione del governo che uscirà dalle elezioni di primavera, alla sua credibilità e stabilità.
Tutte questioni che tengono in prima fila, esposta, la Bce. L’opposizione netta della Bundesbank all’operazione Omt e le critiche tedesche non sono cose da poco, al punto che Draghi ha chiesto e ottenuto di spiegare il piano di acquisto dei titoli davanti al Bundestag. E le incertezze politiche a Madrid e a Roma aprono una questione almeno altrettanto seria: cosa farebbe la Bce se, una volta firmato il Memorandum, un Paese entrato nel programma di acquisto titoli della banca centrale si rimangiasse o non rispettasse gli impegni presi? Francoforte smetterebbe di aiutarlo provocando una crisi profonda? O si andrebbe avanti con balletti stucchevoli come in Grecia, con il rischio di danneggiare la reputazione della Bce? Francoforte ha aperto l’ombrello, ma ora deve stare forse più attenta a quello che avviene sotto di esso che non alla pioggia dalla quale ripara.
Lungo periodo
La vera, grande scommessa della Bce è però sul lungo periodo. Dovrà fare enorme attenzione a come i mercati reagiranno al programma di acquisto titoli. Questo ombrello, infatti, tende a riportare la situazione a quella che era prima della Grande Crisi, a quando gli spread tra i tassi d’interesse pagati dai diversi Paesi erano sottili, quando cioè tutti i gatti erano bigi e grazie al credito facile si sono create le bolle (immobiliari, del debito, dei consumi) che hanno poi portato alla crisi dei Paesi europei cosiddetti periferici. Problema non dissimile da quello che dovrà affrontare la Fed: la pioggia, o quasi, di denaro dall’elicottero un giorno deve finire. Altrimenti? «Non c’è modo più sottile e più certo di sovvertire le basi esistenti della società che il corrompere la moneta», garantiva Keynes.

Print Friendly, PDF & Email

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Il testo è sul tavolo del premier, Mario Draghi, che ora dovrà decidere se dargli la forma di dec...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Il consiglio di Generali si divide sulla lista del cda e e intanto gli acquisti in Borsa dei soci c...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

La delega fiscale nello stesso consiglio dei ministri che darà il via libera domani alla Nadef: è...

Oggi sulla stampa