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La Ue verso l’intesa sulla vigilanza

È un consiglio europeo sottotono quello che si apre questo pomeriggio a Bruxelles. I 27 capi di stato e di governo discuteranno del futuro della riforma dell’Unione monetaria, ma l’impressione generale è che le decisioni saranno per lo più deludenti. Una bozza di conclusioni circolata ieri sera annacquava l’idea forte di un nuovo bilancio della zona euro, in un contesto nel quale il progetto di vigilanza unica appariva anch’esso votato a un difficile compromesso.
I ministri delle Finanze dell’Ecofin negoziavano ieri sera un accordo sul trasferimento della vigilanza bancaria dagli stati membri alla Banca centrale europea, essenziale tassello di un’unione bancaria che permetta di ricapitalizzare direttamente le banche in difficoltà e spezzare il circolo vizioso tra bilanci bancari e bilanci sovrani. I nodi da sciogliere erano almeno due: il rapporto tra Bce e autorità nazionali nella sorveglianza e le modalità di voto nell’Autorità bancaria europea.
Alcuni paesi sono preoccupati da un potenziale conflitto d’interessi tra politica monetaria e vigilanza bancaria, e insistevano ieri sera per un meccanismo che salvaguardi l’indipendenza dell’istituto di Francoforte. Un diplomatico europeo ha spiegato durante una pausa dei negoziati che ci sarebbe invece «una ampia convergenza» sulla soglia (attivi bancari di almeno 30 miliardi di euro) da utilizzare per capire se una banca sarà vigilata dalla Bce piuttosto che dalle autorità nazionali.
Il progetto necessita l’unanimità di tutti i paesi dell’Unione, anche se alcuni stati membri, a cominciare dalla Gran Bretagna, hanno già detto di non voler partecipare al nuovo meccanismo. Questi paesi vogliono assolutamente evitare di vedersi imporre nell’Eba le scelte dei paesi (una maggioranza) che aderiranno alla vigilanza unica. Ieri sera si cercavano varie soluzioni legali per garantire questo aspetto in un organismo che comunque continuerà a regolamentare per i 27.
Nel frattempo, il presidente del Consiglio europeo Herman Van Rompuy ha trasmesso ieri ai paesi un nuovo canovaccio di conclusioni in vista del summit di oggi e domani. A differenza della versione precedente viene omessa l’idea di dare alla zona euro una capacità di bilancio. Si parla solo della necessaria integrazione, «anche in ambiti di bilancio», con l’idea di avere il compito di «assorbire gli shock», «migliorare la solidità della zona euro» e «rafforzare il coordinamento delle politiche economiche».
Viceversa, il documento continua a dare spazio all’idea di adottare «accordi di natura contrattuale» tra i paesi della zona euro e le istituzioni europee. L’obiettivo – spiegava ieri un responsabile bruxellese – è soprattutto di far sì che i paesi facciano propri i suggerimenti provenienti dalla Commissione. Non si tratterebbe tanto di creare nuovi impegni e nuove imposizioni, ma piuttosto di andare oltre le attuali raccomandazioni-paese, ritenute troppo vaghe. Il tema però è controverso in molti paesi.
In una versione precedente delle conclusioni, era stato tratteggiato un calendario delle riforme, prevedendo tre fasi: 2012-2013, 2013-2014 e post-2014. Questo calendario è stato annacquato nella bozza più recente. Addirittura si spiega che avanzare nella direzione del federalismo di bilancio «necessiterà di più tempo e richiederà approfondite consultazioni». Ammette un responsabile europeo: «In molti paesi, non c’è in questo momento appetito per una condivisione dei rischi».
Il testo delle conclusioni sarà oggetto di negoziato tra i 27, anche se non è chiaro quanto potrà cambiare nella sostanza. Ecco perché un accordo sulla vigilanza unica è importante, sia per dare concretezza al vertice sia per mettere sul tavolo il primo tassello di una futura unione bancaria. La bozza di conclusioni ribadisce l’importanza di creare al più presto un’autorità di risoluzione delle banche in crisi e di mettere a punto entro marzo 2013 un quadro operativo per la ricapitalizzazione diretta delle banche.

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