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La Ue: troppo debito, poca competitività

La Commissione europea ha lanciato ieri un nuovo richiamo all’Italia. In un atteso rapporto sugli squilibri macroeconomici nell’Unione, l’esecutivo comunitario ha spiegato di considerare che il debito elevato e la bassa competitività del paese sono «squilibri eccessivi», e ha chiesto quindi all’Italia di agire in modo «urgente e deciso». Il monito giunge mentre a Roma si sta insediando un nuovo governo, che ieri ha promesso di mettere mano ai nodi individuati da Bruxelles.
«L’Italia – si legge nella relazione pubblicata qui a Bruxelles – deve mettere mano al suo debito pubblico molto elevato e alla sua debole competitività. Ambedue hanno le proprie radici in una perdurante bassa crescita della produttività e richiedono una azione urgente e decisa in modo da ridurre il rischio di effetti negativi per l’economia italiana e della zona euro». La Commissione si aspetta, da un paese che ormai rappresenta un pericolo per l’intera unione monetaria, un piano di misure specifiche entro aprile.
Finora gli squilibri macroeconomici italiani non erano ritenuti eccessivi. Il salto di qualità nasconde la constatazione che in questi ultimi tre anni l’Italia ha fatto molto per ridurre il proprio deficit, ma poco per modernizzare la propria economia. La Commissione esorta quindi il paese ad adottare nuove misure economiche, anche perché un rilancio della crescita aiuterebbe la discesa del debito pubblico. Su questo fronte, peraltro, Bruxelles sottolinea ancora una volta l’aggiustamento «insufficiente» previsto dal governo italiano nel 2014.
Per tutta risposta, il ministero dell’Economia a Roma ha spiegato che «le riforme annunciate saranno tradotte (…) in un cronoprogramma che sarà inserito nel prossimo Programma Nazionale di Riforma», si legge in un comunicato, riferendosi senza dare dettagli alle «dichiarazioni programmatiche (…) in occasione del dibattito sulla fiducia». Il ministero ha poi ricordato le misure adottate finora per ridurre il deficit strutturale, migliorare il saldo delle partite correnti e della bilancia commerciale, diminuire il divario tra tassi d’interesse italiani e tedeschi.
Il nuovo ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan – che illustrerà le sue priorità all’Eurogruppo di lunedì prossimo – ha parlato di monito «severo» da parte di Bruxelles: «Mette in evidenza i nostri problemi strutturali, ma ci incita anche a far ripartire l’economia e quindi l’occupazione». L’esecutivo comunitario, che intende effettuare «uno specifico monitoraggio» dell’Italia, valuterà il Programma Nazionale di Riforma che Roma presenterà a Bruxelles in aprile, e farà i suoi suggerimenti.
Nel rapporto sull’Italia pubblicato ieri, la Commissione mette l’accento su alcuni nodi: le inefficienze della pubblica amministrazione e del sistema giudiziario; le regole di governo dell’impresa pubblica e privata che sono spesso superate; le frequenti barriere presenti nel mercato dei prodotti; la presenza di una griglia salariale che non tiene conto delle differenze di produttività e di costo della vita; un sistema scolastico e universitario da modernizzare; un settore di fondazioni bancarie «opaco».
Su questo aspetto, la relazione di una cinquantina di pagina sottolinea «le numerose debolezze strutturali» del sistema bancario italiano. La Commissione nota la «particolare vulnerabilità» di un settore poco redditizio, segnato da una «modesta» efficienza dei costi e dall’elevata esposizione al debito nazionale. In particolare, Bruxelles punta il dito contro «l’influenza opaca e persistente delle fondazioni, entità senza scopo di lucro caratterizzate da legami forti con imprese e politica locali».
«Vogliamo incoraggiare l’Italia a prendere decisioni rapide», ha spiegato ieri in una conferenza stampa il commissario agli affari economici Olli Rehn, parlando della necessità di lavorare con il governo italiano «in uno spirito di partenariato». Solo se l’Italia non prendesse i provvedimenti attesi, l’intervento di Bruxelles diventerebbe più invasivo. In ultima analisi, nel caso in cui il paese non rispettasse i suggerimenti, vi potrebbero essere sanzioni finanziarie pari allo 0,1% del prodotto interno lordo.
Il monito di Bruxelles – che si aggiunge ai recenti richiami sull’andamento del debito nel 2014-2015 – si fa sentire mentre a Roma un nuovo governo, il terzo dopo la fine dell’era di Silvio Berlusconi nel novembre 2011, ha appena preso possesso di Palazzo Chigi. Il nuovo presidente del Consiglio Matteo Renzi ha promesso una riforma al mese. In questo contesto, la Commissione europea deve trovare un giusto equilibrio: aumentare la pressione sul paese, ma cercando comunque un utile e produttivo modus vivendi con il nuovo esecutivo. Ecco perché ieri Rehn ha insistito sulla necessità di avere con Roma un rapporto di collaborazione.

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