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La Ue stringe sull’integrazione politica

Incalzata dalle crescenti pressioni della comunità internazionale, l’Europa sta disperatamente lavorando alla fase due della zona euro, come promesso dal presidente del Consiglio europeo Herman Van Rompuy dieci giorni fa. Intanto, la Commissione presenterà domani il primo tassello di un’eventuale unione bancaria, mentre proprio ieri la Francia e l’esecutivo comunitario si sono espressi a favore di una ricapitalizzazione delle banche attraverso il meccanismo di stabilità ESM.
Riferendosi a questa opzione, il commissario agli affari monetari Olli Rehn, ha affermato ieri a Bruxelles: «Dal punto di vista della Commissione voglio sottolineare che consideriamo questa ipotesi una seria possibilità per spezzare il legame tra bilanci sovrani e bilanci bancari». Ha poi aggiunto: «Questa idea non è prevista attualmente dal Trattato istitutivo dell’Esm, ma crediamo sia importante valutare questa alternativa (…) mentre riflettiamo alla creazione di un’unione bancaria”.
In una conferenza stampa con lo stesso Rehn, anche il ministro delle Finanze francese Pierre Moscovici ha dato il suo appoggio a questa possibilità, definendola «un tema fondamentale delle proposte sul tavolo» e esprimendo la speranza che «sia tra le aperture che emergeranno al prossimo vertice». Al consiglio del 28-29 giugno, Van Rompuy presenterà un primo rapporto sui modi in cui la zona euro potrebbe cambiare pelle nei prossimi anni, attraverso una maggiore integrazione politica.
Tra le opzioni c’è l’unione bancaria. In questo senso, la Commissione domani presenterà una proposta di direttiva che servirà a regolamentare in modo uniforme nell’Unione i fallimenti bancari (si veda Il Sole/24 Ore di sabato). Si tratta agli occhi del presidente della Banca centrale europea Mario Draghi di uno dei tre tasselli di una unione bancaria. Gli altri sono: la responsabilità in solido di depositi bancari e istituti di credito, e una sorveglianza creditizia centralizzata a livello europeo.
L’Europa ha capito che la crisi debitoria necessita di una maggiore integrazione, ed è alla difficile ricerca di soluzioni. Questa settimana durante una riunione dei direttori dei Tesori della zona euro si parlerà anche di un fondo di riscatto del debito, che unirebbe in un solo veicolo i debiti pubblici dei paesi superiori al 60% del PIL, con l’obiettivo di ridurne l’ammontare entro termini prestabiliti. È una ipotesi che piace a molti, ma per la quale manca per ora il benestare della Germania.
Berlino è pronta a legami più stretti, ma chiede che la mutualizzazione dei debiti sia associata a una cessione di sovranità da parte degli stati membri. Il nodo mette a confronto i paesi, soprattutto la Francia tradizionalmente souverainiste. Ieri in visita a Bruxelles Moscovici si è voluto al tempo stesso costruttivo e ambiguo. Il ministro delle Finanze francese ha confermato gli impegni di bilancio del suo paese, con una riduzione del deficit sotto al 3,0% del PIL nel 2013.
Nel contempo però Moscovici ha chiesto alla Commissione in tono fermo che vengano rispettati «i mezzi e le vie del programma politico» del nuovo governo. Ha poi anche detto che il risanamento avverrà «senza misure d’austerità», una frase che è sembrata a uso e consumo degli elettori alle prossime legislative di domenica. Questa mattina intanto si terrà un vertice telefonico tra i ministri delle Finanze e banchieri centrali del G-7 per discutere proprio della crisi debitoria.
«I mercati restano scettici sul fatto che le misure prese finora siano sufficienti per assicurare la ripresa in Europa e rimuovere il rischio che la crisi peggiori – ha detto ieri Jay Carney, portavoce della Casa Bianca -. Noi ovviamente crediamo che ulteriori passi debbano essere compiuti».

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