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La Ue: stop alle mini-aliquote

BRUXELLES
Nella lotta contro l’elusione fiscale, un nuovo tassello è previsto questa settimana. La Commissione europea presenterà oggi nuove misure per arginare un fenomeno che la crisi economica ha reso d’attualità. Tra le azioni che il commissario agli Affari monetari, Pierre Moscovici, illustrerà vi sono anche nuove regole per limitare l’uso di filiali nei paesi terzi pur di ridurre gli oneri fiscali. Il tentativo è di affrontare di petto le molte scappatoie esistenti. Con quale successo, è ancora da capire.
Secondo le informazioni raccolte qui a Bruxelles, il nuovo pacchetto si basa su tre principi: una tassazione effettiva, la trasparenza fiscale, e la necessità di affrontare la questione della doppia tassazione. Le nuove misure complementano il quadro di riferimento dei paesi dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse) che negli anni scorsi ha lanciato il programma Beps (un acronimo inglese che sta l’espressione Base erosion and profit shifting).
«Vogliamo imporre scelte legalmente vincolanti», ha spiegato Moscovici incontrando alcuni giornalisti qui a Bruxelles prima della presentazione questa mattina del nuovo pacchetto fiscale. Si calcola che trucchi contabili e accorgimenti legali per ridurre la base imponibile delle società riducono il gettito fiscale nei Ventotto di 50-70 miliardi di euro all’anno. «E’ pari al prodotto interno lordo della Bulgaria», ha fatto notare l’ex ministro delle Finanze francese.
Una delle misure che verranno illustrate oggi da Moscovici riguarda l’abitudine di molte imprese multinazionali di spostare i profitti verso un paradiso fiscale o verso un paese caraterizzato da una bassa imposizione. Questa tendenza comporta un netto calo del gettito in molti paesi dell’Unione. La Commissione proporrà una norma secondo la quale il paese membro potrà imporre il pagamento delle tasse quando l’aliquota del paese terzo è inferiore del 40% all’aliquota nazionale.
Una altra misure riguarda la tassazione di dividendi, profitti e guadagni di capitale. Solitamente, questi proventi incassati da una filiale sono rimpatriati dalla casa madre senza essere tassati, perché le autorità locali considerano che sono già stati tassati nel paese di provenienza. Spesso, tuttavia, si giunge a situazioni di doppia non tassazione. Bruxelles intende imporre l’obbligo della società di chiarire se i proventi sono già stati tassati. Se non lo sono stati, il governo della casa madre potrà tassarli.
L’esecutivo comunitario vuole anche proporre soluzioni per evitare meccanismi artificiali di gestione del debito. Molte aziende chiedono a una propria filiale fuori dall’Unione di accendere una linea di credito, trasferendo il denaro alla casa madre europea. Quest’ultima dedurrà il pagamento degli interessi nel proprio paese, mentre la stessa filiale spesso non verrà chiamata a pagare alcuna imposta sugli stessi interessi. La proposta prevede tetti agli interessi che si potranno dedurre.
Un’altra delle misure proposte ha come obiettivo di evitare che le imprese sfruttino differenze nazionali nel trattamento fiscale del reddito per eludere il fisco, e giungere a situazioni di doppia non tassazione. Per esempio, il pagamento di interesse sul debito di una filiale, deducibile fiscalmente, viene definito dividendo in un altro paese, ricevendo ulteriori benefici fiscali. Infine, Bruxelles vuole evitare il trasferimento all’estero dei brevetti, tale da consentire di tassarne i proventi in paesi a bassa imposizione.
Le misure sono particolarmente tecniche e complesse. Esperti del settore si chiedono se la loro applicazione potrà effettivamente essere garantita. Ciò detto, il pacchetto giunge in un momento in cui della lotta all’evasione fiscale molti governi hanno fatto un cavallo di battaglia. In questi mesi, la Commissione ha proposto lo scambio di informazioni relativo agli accordi fiscali (tax rulings) concessi da alcuni paesi dell’Unione a società multinazionali.
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