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La Ue «spegne» le etichette a semafori inglesi

La Commissione europea spegne i semafori inglesi: ha avviato una procedura d’infrazione contro il Regno Unito per le etichette “a semaforo” sugli alimenti. La Ue ha messo in mora il governo britannico concedendogli dieci settimane di tempo per le controdeduzioni, dopo scatterà la procedura d’infrazione. L’intervento di Bruxelles dovrebbe scoraggiare anche quei Paesi, come la Francia (la patria dei formaggi), che stavano valutando la possibilità di introdurre etichette a “semafori” per motivi di salute. In Svezia c’è un sistema che ricorda vagamente i semafori inglesi.
«La Commissione Ue – commenta il presidente di Federalimentare Filippo Ferrua – ha approvato, a larghissima maggioranza, le osservazioni presentate dall’Italia d’intesa con partner comunitari. I semafori inglesi inducono scelte d’impulso, inaccettabili in campo alimentare. Ed è importante aver spezzato sul nascere questo fenomeno, sbagliato perchè non esistono cibi buoni e cattivi in sé, ma diete giuste o sbagliate, a seconda di come i diversi alimenti vengono combinati».
Secondo il ministro delle Politiche agricole Maurizio Martina «la salute dei consumatori e la loro corretta e trasparente informazione sugli alimenti sono valori assolutamente condivisi dalla Ue, ma vanno tutelati attraverso metodi adeguati. L’etichettatura “a semaforo”, invece, fornendo informazioni approssimative e fuorvianti, penalizza prodotti di qualità, come quelli a denominazioni d’origine, tutelati dall’Europa proprio per il loro valore».
Il sistema inglese utilizza un codice a colori – con il rosso, giallo e verde – con la dicitura alto/medio/basso in riferimento alla quantità di sale, zuccheri e grassi presenti nei prodotti alimentari. Con questo sistema tutti i prodotti principali della dieta mediterranea, dal Parmigiano reggiano al prosciutto di Parma, dall’olio d’oliva alla pasta, dai dolci alle nostre salse vengono colpiti dai bollini rossi. E infatti da un sondaggio del distributore The Cooperative Group emerge che il 40% delle donne e il 30% degli uomini tende a non comprare prodotti contrassegnati con il rosso. Un pericolo per il nostro export verso la Gran Bretagna che, nel primo semestre del 2014, è stato di 1,36 miliardi, di cui dolciari, salumi, pasta, formaggi e oli si ritagliano oltre 432 milioni. I semafori potevano erodere tra l’8 e l’11% dei flussi.
Le autorità britanniche avevano motivato l’introduzione delle etichette “a semafori” con l’obiettivo di contrastare una situazione che vede il 60% degli adulti e il 33% dei bambini in sovrappeso. «In realtà si tratta di una guerra commerciale – osserva Ferrua – e l’obiettivo è quello di penalizzare certi tipi di prodotti». Un esempio? «Uno per tutti – risponde Ferrua – La catena Sainsbury’s commercializza un Parmigiano reggiano Dop con bollino rosso accanto a un similparmigiano a marchio proprio, spacciato come italiano, ma con semaforo verde e giallo che costa anche due sterline in meno dell’originale italiano».
Londra aveva replicato alle prime critiche sostenendo che il sistema era volontario ma, avendo aderito il 97% della distribuzione, le aziende produttrici erano quasi costrette ad applicare i bollini. A convincere il collegio dei Commissari Ue sono state soprattutto le associazioni dei produttori e dei consumatori, questi ultimi preoccupati per le conseguenze paradossali del sistema “a semaforo”, secondo cui una Diet Cola risulta più salutare del latte.

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