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«Lo Stato nell’economia? Solo a tempo. Indichi le strategie, senza ingerenze»

«Mai come oggi è necessaria la collaborazione tra istituzioni e imprese, tra il pubblico e il privato»: è una delle lezioni della crisi che Massimo Antonelli, numero uno di EY in Italia, presenta subito in apertura dei lavori di «Italia Riparte» il digital talk organizzato dalla multinazionale della consulenza e trasmesso ieri in streaming dal «Corriere della Sera». E del ruolo e dei rischi dello Stato nell’economia di mercato si discute a lungo nella maratona digitale che ha visto gli interventi del premier Giuseppe Conte e del ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri. Presenti poi l’imprenditrice Sonia Bonfiglioli, Massimo D’Alema, presidente della Fondazione Italianieuropei, Donato Iacovone, numero uno di Webuild, Giuseppe Lavazza, vicepresidente della multinazionale del caffè, l’economista Mariana Mazzucato, gli amministratori delegati di Intesa Sanpaolo, Carlo Messina; Cdp, Fabrizio Palermo; Enel, Francesco Starace. Il vicepresidente di Forza Italia Antonio Tajani e il segretario del Pd Nicola Zingaretti.

Dice D’Alema: «Il problema non è la quantità del controllo pubblico ma la qualità dell’azione e questo chiama in causa la capacità dello Stato di fare una politica industriale, individuare le priorità, le scelte fondamentali per il Paese, a cominciare dalle priorità che devono ispirare l’azione delle grandi società in cui la presenza dello Stato è ancora determinante». Moderata da Lucia Annunziata rilancia in collegamento da Londa Mazzucato, consulente di molti governi nel mondo e autrice de Lo Stato Innovatore: «Dobbiamo chiederci che tipo di relazione sia quella con lo Stato. Parassitica? O tesa, interessante, simbiotica? Lo Stato deve investire là dove le imprese non hanno ancora immaginato di arrivare».

Teme l’invadenza della mano pubblica Tajani: «Non credo nello Stato imprenditore. Deve aiutare in caso di necessità, ma non farci tornare al modello socialista del capitalismo di Stato e al potere politico che gestisce le imprese». Zingaretti dissente: «Nessuna nostalgia del passato, sono d’accordo con Mazzucato. Lo Stato deve avere una presenza strategica, capire dove stiamo andando e come collocare il Paese, promuovere gli investimenti nelle infrastrutture, nell’energia, nelle reti»

La crescita

L’effetto moltiplicatore degli investimenti in infrastrutture su occupazione e Pil

C’è attesa per il panel che Annunziata chiama dei «costruttori», gli uomini delle aziende, e per l’affacciarsi in video di Messina: «Fca? Noi siamo una grande banca per il Paese e sosteniamo la filiera dell’auto in Italia. Questo significa 200 mila posti di lavoro tra dipendenti e indotto». Palermo rappresenta già i tanti progetti pubblico/privato in corso: «Cassa depositi è nata prima dello Stato, 170 anni fa. E’ un’istituzione paziente che ha sempre affiancato il Paese nei settori strategici». Tra questi, interviene Starace «fibra e banda larga diventano sempre più importanti. È ora che tutte le case abbiano la connettività adeguata al mondo di oggi. Da tre anni l’Italia cresce più degli altri in Europa su banda larga».

La capacità degli investimenti in infrastrutture grandi e piccole di generare crescita è un tema affrontato, tra gli altri da Iacovone che, come in apertura Antonelli, invita a non sottovalutare l’effetto moltiplicatore su occupazione e Pil: «Ogni euro investito ne genera fino a tre: 100 miliardi investiti potrebbero avere un ritorno stimato di 280 miliardi e 700 mila posti di lavoro in dieci anni». Per Lavazza la crisi ha messo sul tavolo «la dicotomia Stato/privato va superata. C’è per esempio tutto il Terzo settore che si alimenta di contributi privati e ha bisogno di un’ottica condivisa». Bonfiglioli osserva come l’emergenza Covid abbia imposto di rimettere «le persone al centro» e come questo costringa tanto le imprese quanto lo Stato a ripensare il mondo.

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