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La Ue sblocca i fondi alla Grecia

La troika ha deciso ieri di dare nuova fiducia alla Grecia, il Paese mediterraneo sotto programma, approvando le ultime misure di risanamento dell’economia decise ad Atene. La situazione, tuttavia, rimane “incerta”, secondo un comunicato dell’organismo informale che raggruppa la Commissione, la Banca centrale europea (Bce) e il Fondo monetario internazionale (Fmi). Per questo motivo, l’Eurogruppo ha deciso versare nuovi aiuti a rate, pur di tenere il Paese sulla corda.
La troika «è d’accordo per affermare che le prospettive macroeconomiche sono generalmente in linea con le proiezioni del programma di aggiustamento». L’obiettivo è di un ritorno graduale della crescita nel corso del 2014 (0,6% è la previsione ufficiale). «La situazione, tuttavia, rimane incerta». In un comunicato, le tre istituzioni internazionali hanno notato che «nonostante importanti progressi, in alcuni settori l’adozione delle misure di politica economica è in ritardo».
Secondo la troika, «le autorità greche si sono impegnate ad adottare misure correttive per assicurare il raggiungimento degli obiettivi di finanza pubblica nel 2013 e 2014, e registrare un attivo di bilancio quest’anno». Tra le politiche su cui il governo Samaras si è impegnato ci sono anche misure per meglio controllare la spesa nel sistema sanitario. Nel loro comunicato, le tre istituzioni internazionali sottolineano l’impegno del Paese a rimettere «la riforma della funzione pubblica sulla retta via».
I ministri delle Finanze della zona euro hanno deciso di versare 2,5 miliardi di euro entro il 19 luglio, condizionando il versamento però a misure di mobilità nell’amministrazione statale. Altri 500 milioni saranno versati in ottobre, condizionati a nuove privatizzazioni. L’Fmi dovrà approvare in luglio la sua quota di aiuti pari a 1,8 miliardi. In tutto è emerso ieri che il prossimo pacchetto di aiuti da qui a ottobre ammonta a 6,8 miliardi, compresi i profitti dell’Eurosistema sui titoli greci riversati al governo.
Lo sguardo della troika è rivolto in particolare all’impegno dell’esecutivo Samaras di rimborsare alle imprese i debiti della pubblica amministrazione. Sei miliardi dovevano essere rimborsati nei primi sei mesi di quest’anno, ma per ora solo circa 2,5 miliardi sono stati riversati alle aziende. L’impegno, oltre ad avere effetti benefici per l’economia, è considerato propedeutico alla privatizzazione delle imprese pubbliche. Si capisce perché la troika gli attribuisce così tanta importanza.
Alla fine del 2012, i creditori del Paese mediterraneo avevano accettato di ridurre i tassi d’interesse e allungare le scadenze sui prestiti; e aperto la porta a un condono parziale del debito quando la Grecia avrà raggiunto un attivo di bilancio primario (obiettivo previsto per fine anno). L’andamento non sempre incoraggiante delle entrate fiscali complica il raggiungimento di questo obiettivo, proprio mentre la situazione economica renderebbe urgente una qualche ristrutturazione del debito pubblico.
Presente alla riunione di ieri era il direttore del Fondo. In una conferenza stampa, Christine Lagarde ha illustrato l’ultimo rapporto annuale dell’Fmi sulla situazione nella zona euro. Quattro le priorità: il risanamento dei bilanci bancari; il completamento dell’unione bancaria; nuove misure (monetarie e fiscali) di sostegno alla domanda; l’adozione di misure strutturali. La signora Lagarde ha notato pubblicamente i recenti progressi, ma ha sottolineato che la zona euro rimane «vulnerabile».
D’altro canto, gli ultimi segnali non sono incoraggianti. Oltre al caso greco, ancora ieri i rendimenti obbligazionari a 10 anni del Portogallo oscillavano intorno al 7%, mentre l’economia irlandese è tornata in recessione nel primo trimestre. Da Vilnius nei giorni scorsi, il presidente della Commissione José Manuel Barroso ha avvertito che «il nervosismo dei mercati dimostra come la crisi non sia terminata e come gli investitori temano un allentamento sul fronte delle riforme».

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