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La Ue rivede al ribasso Pil e deficit

La difficile situazione italiana è stata confermata ieri dalle nuove stime economiche della Commissione Europea. Mentre l’Unione nel suo complesso torna a crescere dopo la recente crisi debitoria, l’Italia rischia di subire nel 2014 un fragile periodo di stagnazione. Debito e deficit stanno migliorando, ma senza ulteriori misure l’esecutivo comunitario teme un nuovo peggioramento dei saldi strutturali di bilancio. Il governo Renzi ha così ricevuto il suo primo avvertimento da Bruxelles.
Secondo le previsioni d’inverno della Commissione, la crescita in Italia quest’anno sarà appena dello 0,6% (rispetto allo 0,7% stimato in novembre). Peggio o come l’Italia dovrebbero fare solo la Grecia, la Finlandia, la Slovenia e Cipro. La stima per la zona euro nel suo insieme è pari al doppio, l’1,2%, rivista al rialzo rispetto all’1,1%. Nello stesso modo è stata ritoccata al rialzo anche la previsione per l’Unione nel suo complesso, dall’1,4 all’1,5%.
Sempre quest’anno, il deficit pubblico italiano dovrebbe attestarsi al 2,6% del prodotto interno lordo, in calo dal 2,7% stimato alla fine dell’anno scorso (più o meno in linea con le stime dell’ormai ex ministro dell’Economia Fabrizio Saccomanni). Ciò detto, nelle sue stime economiche pubblicate qui a Strasburgo, la Commissione osserva che il deficit strutturale dopo un atteso miglioramento nel 2014, rispetto al 2013, rischia di risalire nel 2015, «in assenza di misure correttive», allo 0,8% del Pil.
Bruxelles ha così lasciato intendere che potrebbe chiedere nuove misure di finanza pubblica. Interpellato ieri, il commissario agli affari monetari Olli Rehn ha avvertito: «Avremmo bisogno di assistere a un più energico aggiustamento strutturale» per ridurre l’elevato debito nazionale. Di più non ha detto, rinviando a un’analisi approfondita prevista la settimana prossima quando la Commissione pubblicherà un rapporto sugli squilibri macroeconomici europei; tra questi, il debito italiano.
Come è spesso avvenuto in questo recente passato, Bruxelles è alla ricerca di un difficile equilibrio. Conosce perfettamente i mali italiani e la cura necessaria, ma vuole dare al governo entrante di Matteo Renzi un’apertura di credito. Ecco perché, per ora, l’avvertimento lanciato a Roma è rimasto tra le righe. «Il nuovo ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan – ha precisato Rehn – sa cosa deve fare per aiutare la crescita economica. Lo ha scritto in molti libri e rapporti».
La Commissione pensa probabilmente che il governo italiano le chiederà margine di manovra nell’impegno di ridurre il debito pubblico (di un ventesimo all’anno dal 2016 in poi); in cambio vuole però avere una seria ed efficace strategia di modernizzazione dell’economia. Nel frattempo, punta il dito contro una deriva dei saldi strutturali, e naturalmente (per ora) non concede nel 2014 la clausola che avrebbe permesso al governo di escludere investimenti pubblici dal calcolo del disavanzo.
In un capitolo dedicato all’Italia, l’esecutivo Ue spiega che «grazie a un rafforzamento della domanda straniera, proveniente anche dai partner commerciali della zona euro, l’attività industriale dovrebbe crescere, seguita dal settore dei servizi». L’export dovrebbe aumentare del 3,3% nel 2014 e del 4,9% nel 2015. Bruxelles si aspetta che alla (debole) crescita contribuisca anche la domanda interna, e in particolare un aumento degli investimenti sostenuti da un settore bancario in migliore salute.
L’analisi della Commissione è tanto più deludente perché giunge mentre l’Europa nel suo complesso lancia segnali di uscita dalla crisi economica. In una conferenza stampa qui a Strasburgo, Rehn ha parlato di ripresa che «si sta rafforzando», ma che rimane «modesta». Il commissario si è detto certo che la frammentazione dei mercati finanziari verrà progressivamente meno, aiutando di converso poco alla volta le condizioni creditizie delle imprese.
Anche sul fronte dell’inflazione, la Commissione rimane ottimista. «Le paure di una conclamata deflazione sono distanti», ha sostenuto l’uomo politico finlandese, non foss’altro che per l’impegno della stessa Banca centrale europea a contrastare i pericoli di una caduta dei prezzi. Ciò detto, Rehn ha ammesso che tra i rischi per l’economia europea ci sono un rallentamento delle riforme, una inflazione più bassa del previsto, e una rinnovata instabilità dei mercati emergenti.

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