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La Ue pronta a commissariare l’Italia

Mentre a Roma si discute di alleanze e leader in vista delle elezioni, in Europa hanno già le idee chiare sul trattamento da riservare all’Italia che uscirà dal voto di primavera. A Bruxelles è pronta una strategia in due tempi studiata dal presidente della Commissione, Jean-Claude Juncker. La prima tappa è stata ribattezzata “operazione verità” sui conti del Paese, attesa tra sette giorni con una lettera al governo che di fatto implicherà un precommissariamento al buio del prossimo esecutivo. Chi guiderà il governo dopo le elezioni di primavera, appena insediato, dovrà dare risposte all’Europa su debito, deficit e riforme. Se sarà convincente potrà cavarsela. In caso contrario il commissariamento diventerà effettivo con una procedura di infrazione Ue che legherà da subito le mani in politica economica al nuovo premier e ai suoi ministri.
Mai come in questo caso tecnica, decimali e cavilli si legano a una decisione politica. Il tutto avrà inizio mercoledì prossimo, quando la Commissione pubblicherà le opinioni sulla manovre 2018 dei vari Paesi, Italia compresa. Per Roma emergerà un doppio buco nei conti pubblici. Secondo le regole Ue il governo deve ridurre il deficit strutturale per abbassare il debito che da qui al 2019 invece resterà sopra al 130% del Pil. Ma gli ultimi calcoli dei tecnici europei dicono che nonostante massicce dosi di flessibilità e sconti all’appello mancano 2,5 miliardi (0,16% del Pil) al risanamento 2017 e 3,5 miliardi (0,2%) a quello 2018.
Una situazione della quale ieri hanno parlato a porte chiuse a Strasburgo Juncker e la sua squadra. Dombrovskis e Moscovici – i titolari dei conti – hanno passato in rassegna la situazione dei vari Paesi senza problemi. La discussione si è però incagliata per mezz’ora sull’Italia. I due hanno spiegato che Roma rischia di violare le regole del Patto di Stabilità e hanno presentato tre opzioni: apertura immediata di una procedura, rapporto sul debito con giudizio in sospeso o piena promozione. Quindi hanno chiesto ai colleghi: «Cosa fare?». Dopo il solito scontro tra falchi e colombe (guidate da Mogherini), ha preso la parola Juncker.
La discussione è stata incanalata su un dato politico, ovvero che al momento in Italia c’è un governo europeista guidato da un premier stimato come Gentiloni, che nessuno vuole mettere in difficoltà prima delle elezioni. Juncker ha però raccontato che nel 2014 Renzi al G20 di Brisbane aveva chiesto due anni per le riforme promettendo che dopo i conti sarebbero andati a posto. Ma così non è stato e dopo decine di miliardi di flessibilità Roma continua a non rispettare le regole; una circostanza che Bruxelles non sembra più disposta a tollerare.
Per evitare un intervento a gamba tesa in campagna elettorale (come promesso da tempo a Gentiloni e Padoan) che avrebbe l’effetto boomerang di favorire i populisti e considerando che nessuno sa chi guiderà l’Italia dopo le elezioni, la Commissione ha così tracciato una strategia per imbrigliare – se necessario – il prossimo esecutivo. Mercoledì insieme alla pagella sui conti sarà spedita una lettera al governo che nel nome dell’operazione verità evidenzierà i buchi nel bilancio, sottolineerà il grave rischio di violazione delle regole e chiederà provvedimenti e riforme, rimandando però le decisioni a maggio. E’ questo il cuore dell’iniziativa che trova sponda nelle grandi Cancellerie: non imporre ricette rigoriste a Gentiloni e tenere in canna la pallottola della procedura per domare il prossimo governo. «Così chi arriverà a Palazzo Chigi non potrà dire che non sapeva», riassume un diplomatico europeo. Concetto portato in chiaro dal vicepresidente Katainen, per il quale «tutti gli italiani dovrebbero sapere qual è la situazione reale ». Piccata la replica di Padoan: «La manovra rispetta le regole, a Katainen non rispondo».
Quindi in primavera, appena insediato, il nuovo governo dovrà correre a Bruxelles e spiegare le intenzioni su conti, banche e riforme. La Commissione scriverà un rapporto sul debito e la decisione diventerà politica. I buchi nel bilancio con tanta buona volontà potranno essere chiusi con una nuova verifica (al rialzo) delle spese per migranti e terremoto da sfilare dal deficit e al peggio con una manovra bis. Ma Bruxelles per farlo (e stracciare il rapporto) vorrà impegni seri sul futuro. Se invece il governo sarà ritenuto poco credibile, anti-Ue e con le stigmate populiste, saranno guai: a fine maggio la Commissione metterà il Paese in procedura. Sarà commissariamento.

Alberto D’Argenio

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