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La Ue pronta a colpire le banche russe

I Ventotto hanno deciso ieri nuove sanzioni contro la Russia, accusata di essere nei fatti responsabile dell’abbattimento di un aereo di linea malese la settimana scorsa. Misure sono state decise non solo contro individui, ma anche contro società e istituzioni. Quanto alla possibilità di colpire settori strategici, una scelta controversa ancora oggetto di negoziato tra i governi, la Commissione europea ha proposto tra le altre cose di vietare alle banche europee l’acquisto di debito privato russo.
L’Unione ha annunciato di voler allungare la lista di persone a cui è vietato il viaggio in Europa. Il numero di individui dovrebbe passare da 72 a 87. In attesa della pubblicazione della lista oggi, voci ieri citavano Alexander Bortnikov, il direttore del Servizio di sicurezza federale, e Mikhail Fradkov, a capo dei Servizi segreti per l’estero, ambedue vicini al presidente Vladimir Putin. L’Unione poi colpirà anche imprese «che sostengono attivamente o beneficiano della decisione russa (…) di destabilizzare l’Ucraina orientale».
Sarebbero 18 in tutto le entità prese di mira perché mettono a repentaglio «materialmente o finanziariamente» l’integrità territoriale del paese, di cui nove società e nove istituzioni. Anche il nome delle entità dovrebbe essere pubblicato a breve. Da mesi, l’Ucraina è teatro di una guerra civile tra truppe ucraine e ribelli filorussi nell’Est del paese. Accusata di armare i ribelli filorussi, Mosca è ritenuta responsabile dell’abbattimento di un aereo di linea malese la settimana scorsa.
Le delegazioni nazionali hanno discusso ieri anche dell’idea di sanzionare non solo persone e imprese, ma anche settori strategici dell’economia russa, tra cui la difesa, la finanza, l’energia e l’import-export di tecnologie sensibili. Secondo un documento preparato dalla Commissione europea e distribuito ai governi nazionali, Bruxelles propone il divieto per le banche europee di acquistare azioni od obbligazioni emesse da istituzioni finanziarie russe detenute dallo Stato per più del 50% del capitale.
Tra il 2004 e il 2012, le società russe hanno raccolto denaro nella Ue attraverso collocamenti azionari per 48,4 miliardi di dollari. Di questi, 15,4 miliardi di dollari sono stati raccolti da imprese in mani pubbliche. Nel 2013, il 47% delle obbligazioni emesse da istituzioni finanziarie russe di proprietà dello Stato è stato venduto nell’Unione. «Ostacolare l’accesso ai mercati per le istituzioni finanziarie pubbliche (…) minerebbe la loro abilità a finanziare l’economia russa», si legge nel documento.
Secondo il centro-studi Open Europe, la maggioranza delle operazioni è avvenuta a Londra. Il tentativo dei governi è di trovare un accordo che spalmi il danno provocato dalle sanzioni in modo equo tra i paesi membri. Spiega un diplomatico: «C’è la volontà di lavorare intensamente e velocemente per chiudere la settimana prossima». Secondo l’Istat, l’Italia ha importato dalla Russia merce per 5,6 miliardi di euro nel gennaio-aprile 2014, mentre l’export italiano verso il mercato russo è stato di 3,1 miliardi di euro.
Come è noto, il commercio tra Unione europea e Federazione russa riguarda principalmente le materie prime, che pesano per il 78,3% del totale delle importazioni europee dalla Russia. Da questo aspetto deriva la paura di molti paesi di subire ritorsioni da parte di Mosca. Le esportazioni europee verso la Russia sono composte da macchinari industriali (31,6% del totale nel 2013) ed equipaggiamento per il trasporto di beni e persone (16,2% del totale sempre nel 2013).
Colpire settori strategici è tema controverso. Parigi teme per la propria industria della difesa; Londra per il futuro della piazza londinese; Berlino per i propri rapporti commerciali; Roma per i propri legami energetici. Tra le varie opzioni, c’è anche la possibilità di bloccare l’import-export di tecnologie sensibili, per esempio nei progetti di estrazione di gas e petrolio nell’Artico e in acque profonde. I Ventotto torneranno a riunirsi oggi a livello di ambasciatori per continuare le discussioni.

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