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La Ue: «Ora crescita e occupazione»

Il risultato elettorale italiano ha provocato imbarazzo alla Commissione europea, criticata negli ultimi tempi per una politica economica ritenuta, a torto o a ragione, troppo attenta al risanamento di bilancio, mentre la disoccupazione continua a salire. Al di là della reazione imbarazzata, è evidente la preoccupazione dinanzi all’ingovernabilità italiana, al rischio di una nuova volatilità dei mercati finanziari, e a un’ondata di instabilità politica che vada oltre le frontiere dell’Italia.
«Il popolo italiano ha fatto la sua scelta democratica», ha commentato ieri da Copenhagen il commissario agli Affari economici Olli Rehn. «Dalle elezioni è emerso naturalmente un quadro complesso. Abbiamo però fiducia nelle istituzioni italiane e nell’abilità del presidente della Repubblica italiano, consultando le forze politiche del Paese e in linea con i principi costituzionali, di tracciare rapidamente la via da seguire in modo che l’Italia possa continuare ad affrontare le sfide che ha dinanzi».
Il commissario europeo ha poi aggiunto: «Naturalmente è importante che l’Italia continui sulla strada delle riforme per garantire una crescita sostenibile e la creazione di occupazione». È interessante notare che Rehn non ha parlato di risanamento dei conti pubblici o di debito pubblico elevato. D’altro canto, molti elettori italiani hanno votato criticando la politica economica del Governo di Mario Monti, di cui ricordano soprattutto gli aumenti fiscali decisi per ridurre il deficit.
Nel suo commento, la Commissione è sembrata mettere l’accento più sulla necessità di rilanciare la crescita economica che sull’impegno al consolidamento di bilancio. Da molti la presa di posizione è stata vista come un modo per evitare di calcare la mano sul tema controverso dell’austerità. «Siamo fiduciosi della capacità dell’Italia di formare rapidamente un nuovo Governo e di rispettare i suoi impegni» europei, ha comunque precisato il portavoce dell’Esecutivo comunitario Olivier Bailly.
Il voto ha rilanciato il dibattito su austerità e crescita. Il presidente del Parlamento europeo Martin Schulz ha spiegato che gli italiani «non sono soddisfatti» della loro politica economica. Il problema è che l’assetto della zona euro mette a confronto i bilanci nazionali. Fin tanto che i mercati potranno confrontare i conti pubblici, i Paesi saranno votati al risanamento. Una soluzione è quella di puntare a una mutualizzazione dei debiti. Berlino è d’accordo purché ci sia una cessione di sovranità, a cui Parigi si oppone.
«Purtroppo su questo fronte non vedo cambiamenti all’orizzonte», spiegava ieri un responsabile europeo. Dal canto suo, il presidente del Consiglio europeo Herman Van Rompuy ha esortato alla nascita di un nuovo Governo italiano il più rapidamente possibile: «È compito dei principali leader politici – ha detto da Tallinn – negoziare la formazione di un Governo stabile in modo che le riforme economiche e il risanamento di bilancio possano continuare. Non ci sono ritorni indietro possibili. Non ci sono alternative».
L’establishment europeo oscilla tra la speranza che la situazione a Roma sia meno grave di quanto appaia e la paura che la crisi italiana si propaghi ad altri Paesi, sia a causa di mercati sempre più nervosi sia attraverso l’esempio populista. Il successo del comico Beppe Grillo non riflette solo euroscetticismo, ma anche una critica del sistema politico italiano. È innegabile però che la sconfitta personale di Monti sia un segnale preoccupante per le politiche promosse dalla Commissione e dal Consiglio.

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