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La Ue: l’Italia crescerà del 4,2% L’inflazione Usa spaventa i mercati

L’economia europea torna a correre e anche quella italiana. Le previsioni di primavera della Commissione Ue rivedono al rialzo le stime rispetto a quelle invernali e indicano un ritorno ai livelli pre-crisi per tutti gli Stati Ue entro fine 2022, grazie anche alla spinta dei Recovery plan, con una ripresa dell’inflazione che però resta sotto il riferimento del 2%, mentre vola negli Stati Uniti dove ad aprile l’indice dei prezzi al consumo è schizzato del 4,2% su base annua rispetto al +2,6% di marzo, spaventando i mercati.

«Per la prima volta dalla pandemia, vediamo prevalere l’ottimismo sull’incertezza — ha detto il commissario all’Economia Paolo Gentiloni presentando i risultati —. Ovviamente quell’incertezza è ancora lì. Ma la ripresa non è più un miraggio: è in corso. Dobbiamo evitare errori che potrebbero indebolirla: vale a dire, un ritiro prematuro del sostegno pubblico». L’Ue crescerà del 4,2% nel 2021 e del 4,4% nel 2022, il Pil dell’Eurozona +4,3% quest’anno e +4,4% l’anno prossimo, quello dell’Italia +4,2% e +4,4% (secondo le previsioni d’inverno + 3,8% nel 2021 e nel 2022). Il miglioramento della situazione epidemiologica con l’avanzamento della campagna vaccinale fa sperare. La crescita sarà guidata da consumi privati, investimenti e dalla domanda di esportazioni dell’Ue, effetto di un rafforzamento globale economia. Bruxelles prevede che tutti gli Stati membri, ad eccezione di Danimarca e Lussemburgo, registreranno un deficit oltre il 3% del Pil nel 2021 (per l’Italia esploderà al 10,7% per scendere il prossimo anno al 5,8%). Ma entro il 2022 si prevede che scenda a poco meno del 4% nella maggior parte degli Stati Ue. Il rapporto debito publico/Pil toccherà il picco quest’anno per poi calare nel 2022. Quello dell’Italia sarà pari al 159,8% nel 2021 e al 156,6% nel 2022. Le previsioni tengono conto delle sovvenzioni Ue incuse nel Pnrr. Il prossimo anno «il rapporto debito/Pil dovrebbe rimanere superiore al 100% in sette Stati membri — ha spiegato il commissario —: Belgio, Grecia, Spagna, Francia, Italia, Cipro e Portogallo».

Le stime di crescita del nostro Paese «sono positive e incoraggianti» per Gentiloni: «La sfida principale nei prossimi mesi e anni — ha sottolineato — è quella dell’attuazione dei programmi di riforma e investimento del Recovery». La condizione per ricevere i fondi dall’Ue è rispettare gli obiettivi indicati dal Pnrr. I primi risultati dovranno arrivare già nelle prossime settimane se si vuole accedere al pre-finanziamento che potrebbe essere erogato già in luglio. Non sono ammessi ritardi. E il Quirinale ne è consapevole, non basta aver inviato per tempo il piano a Bruxelles. Ieri il capo dello Stato Sergio Mattarella ha ricevuto i presidenti di Camera e Senato, Roberto Fico ed Elisabetta Casellati. Al centro dell’incontro riservato, trapela dal Colle, l’esigenza di assicurare un percorso efficace e tempestivo di esame e approvazione dei numerosi provvedimenti normativi che attuano il Pnrr. Un modo per ricordare a quanti, dentro e fuori il Parlamento, sembrano aver dimenticato le condizioni stringenti del Recovery plan.

Le previsioni di primavera sono la base per la discussione sul ritorno del Patto di stabilità, sospeso un anno fa a causa della pandemia. La clausola di “fuga” rimarrà attiva sino a fine 2022. La comunicazione della Commissione con la decisione sarà presentata il 2 giugno in occasione delle Raccomandazioni specifiche per Paese. Mentre l’inizio della discussione della riforma è prevista in autunno. «Le attuali regole sono inadeguate — ha detto ieri il premier Mario Draghi —, lo erano e lo sono di più per l’uscita dalla pandemia».

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