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La Ue lima la crescita italiana, deficit al 2,5%

Il governo italiano ha scelto ieri le vie ufficiali per ribadire le sue richieste di politica economica. Durante una riunione a livello diplomatico, Roma ha chiesto nuovamente alla Commissione europea di escludere dal calcolo del deficit le spese sostenute a causa della crisi libica. La scelta giunge alla vigilia di nuove stime economiche dell’esecutivo comunitario, peggiori di quelle dell’autunno scorso, e mentre l’Italia sta dando battaglia per ottenere maggiore flessibilità di bilancio.
Il governo Renzi ha dato ieri ufficialmente il benestare alla sua partecipazione al pacchetto di tre miliardi di euro in aiuti finanziari alla Turchia, così come previsto da un accordo a Ventotto in novembre. In una dichiarazione inserita nelle minute della riunione a livello di rappresentanti permanenti qui a Bruxelles, l’Italia ha ricordato la decisione della Commissione europea di non considerare la somma ai fini del calcolo del deficit pubblico secondo le regole del Patto di Stabilità e di Crescita.
Il Governo italiano ne ha approfittato per aggiungere, a futura memoria: «L’Italia si aspetta fortemente che, quando saranno valutati i programmi di stabilità, sarà usato un approccio coerente da parte della Commissione non tenendo in considerazione il totale dei costi sostenuti dall’Italia dall’inizio della crisi libica per il calcolo del deficit di uno Stato membro». La presa di posizione fa parte della strategia italiana di mantenere la pressione sull’establishment comunitario per ottenere nuova flessibilità di bilancio. Nei fatti, non si tratta di una nuova posizione italiana, come ha precisato ieri sera lo stesso Tesoro. L’Italia ha presentato una legge di Stabilità per il 2016 che rivede gli obiettivi decisi a livello europeo, chiedendo l’uso di una serie di clausole di flessibilità: legate all’andamento dell’economia, alla promessa di nuove riforme, all’impegno di nuovi investimenti, e alla spesa per la crisi immigrazione. Nella sua dichiarazione di ieri, Roma conferma questa ultima richiesta, ricordando le radici libiche dell’emergenza.
Proprio oggi la Commissione europea pubblicherà nuove stime economiche. Secondo le informazioni raccolte qui a Bruxelles, l’esecutivo comunitario prevede una crescita italiana dell’1,4 nel 2016 e dell’1,3% nel 2017. Il deficit pubblico, secondo la Commissione, dovrebbe essere rispettivamente del 2,5% e dell’1,5% del Pil. I dati sono peggiori di quelli attesi alla fine dell’anno scorso, quando Bruxelles si aspettava per quest’anno una crescita dell’1,5% e un disavanzo del 2,3%.
Le nuove stime saranno usate per valutare la Stabilità 2016, il cui giudizio è ancora sospeso. Decisioni sono attese in maggio, sulla base del consuntivo del 2015 e delle prime misure del governo per il 2016. La richiesta di flessibilità deve fare i conti con la difficile situazione economica e le indicazioni del Comitato economico e finanziario della Ue del 2015 per le quali potrebbe essere tendenzialmente possibile ottenere magnanimità una sola volta durante un ciclo di riduzione del deficit verso il pareggio di bilancio. Il testo è frutto di un organismo che raggruppa i direttori dei Tesori nazionali e integra le linee-guida della Commissione europea pubblicate all’inizio dell’anno scorso. Tuttavia, successivamente, i ministri delle Finanze si sono limitati a “prendere atto” dell’accordo raggiunto a livello tecnico. La regola vale per la clausola delle riforme (per quella degli investimenti prevale il limite totale di 0,5% del Pil).
Sul dibattito di politica economica è intervenuto ieri anche il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker. Parlando a Strasburgo, l’ex premier lussemburghese ha ringraziato l’Italia per avere finalmente deciso di sbloccare gli aiuti alla Turchia: «È evidente che i tre miliardi di euro per i profughi siriani devono essere messi a disposizione dagli Stati membri. Anche il governo italiano si è dichiarato disponibile a questa solidarietà ed è un fatto positivo, che riconosco».
Dei tre miliardi, uno proverrà dal bilancio comunitario; gli altri dai governi. Il versamento dell’Italia corrisponde a 224,9 milioni di euro, secondo il reddito nazionale lordo. Sul fronte più specifico della politica di bilancio, Juncker ha aggiunto che Bruxelles «deve giocare il suo ruolo, questo è vero sia per quei bilanci nazionali sotto esame sia per tutti in generali: il ruolo della Commissione non sarà improntato a una rigida politica di austerità, abbiamo introdotto qualche elemento di flessibilità».
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