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La Ue: le truffe sui bond colpa dei premi

A quasi un anno di distanza dal caso-Etruria – e proprio mentre vengono pagati i primi rimborsi agli obbligazionisti subordinati danneggiati dai crack del 2015- l’Europa ha finalmente deciso di affrontare alla radice il problema degli abusi in banca: eliminare il sistema di incentivi con cui le banche premiano dipendenti, consulenti e promotori per il numero di contratti che fanno firmare ai clienti retail senza alcuna verifica oggettica del loro profilo di rischio. Anche se il nuove regime diventerà operativo tra 15 mesi, la Ue ha dato 3 mesi di tempo alle banche europee per smontare i piani di incentivazione attualmente in uso.
L’Eba ha inoltre assegnato alle Banche centrali dell’Eurozona la verifica dei nuovi meccanismi di incentivazione commerciale e la segnalazione tempestivamente le banche inadempienti. Le dimensioni del problema sono talmente vaste che la stessa Eba ha chiesto alla Commissione europea maggiori poteri sanzionatori contro quegli istituti (compresi i manager e i comitati interni) in cui siano stati accertati ripetuti abusi ai danni di risparmiatori e clienti. Questo approccio, nel complesso, sembra effettivamente innovativo rispetto ai precedenti tentativi normativi con cui la Ue ha cercato di difendere i piccoli risparmiatori europei dalle pressioni per comprare azioni, bond, mutui, carte di credito, derivati, polizze e fondi senza aver capito esattamente la loro rischiosità. A questo proposito, val la pena ricordare che l’esigenza di eliminare premi e commissioni di incentivazione basati sui soli contratti sottoscritti al retail è stata più volte sollecitata dal Sole24Ore e soprattutto dal settimanale Plus24, le cui inchieste sul risparmio tradito hanno spesso preso avvio proprio dalle segnalazioni (spesso anonime) degli stessi dipendenti bancari sul legame perverso tra premi sui contratti e abusi ai clienti.
Comunque sia, l’Eba – l’autorità responsabile anche degli stress test – vuole che di qui a un anno le banche siano pronte a sostenere un nuovo sistema in cui l’erogazione dei premi sia subordinata alla verifica della corrispondenza tra il profilo di rischio del cliente e la rischiosità del prodotto acquistato. «Con incentivi e benefit per contratto – conferma l’Authority guidata dall’italiano Andrea Enria – le banche hanno creato le condizioni per comportamenti illegali nelle proprie reti».
Anche se l’Italia è finita sul banco degli accusati per essere il mercato in cui le famiglie e i piccoli risparmiatori hanno la quota più alta d’Europa di bond bancari in portafoglio, gli abusi nella vendita spregiudicata al clienti retail di titoli e prodotti finanziari rappresenta la peggiore passività del sistema bancario europeo e mondiale. «Tra il 2004 e il 2015 – ha rivelato per la prima volta l’Eba nel documento pubblicato sul sito – le 10 maggiori banche mondiali sono state condannate a pagare sanzioni per 210 miliardi di dollari per violazioni delle regole sulla vendita retail di strumenti finanziari, una cifra che è pari al 2,8% dei loro ricavi cumulati». Più del 40% di questi 210 miliardi, è riconducibile ad abusi ai danni di risparmiatori non americani: «Le indagini delle autorità di vigilanza internazionali – prosegue l’Eba – hanno evidenziato non solo le pericolose dimensioni del fenomeno, ma anche la centralità dei modelli di incentivazione tra i fattori che inducono venditori, promotori e consulenti bancari a violare le regole commerciali». Anche se l’America si distingue quanto ad abusi ai risparmiatori – lo scandalo dei subprime è nato dagli stessi presupposti – l’analisi dei dati sull’Europa è quanto meno sconcertante. Se in Italia è bastato infatti azzerare 800 milioni di euro in bond subordinati per gridare allo scandalo sistemico, dal “censimento” degli abusi commerciali registrati in un campione di 56 grandi banche europee residenti in 21 giurisdizioni, emerge che il costo totale delle sanzioni e dei rimborsi per truffe e frodi ai loro clienti ha totalizzato oltre 75 miliardi di euro in soli 6 anni (2009-2015), una cifra superiore ad un quinto di tutti gli aiuti di Stato erogati nella Ue per le ricapitalizzazioni bancarie (circa 440 miliardi) durante la crisi del credito. In un Paese Ue di cui l’Eba non ha (inspiegabilmente) voluto rivelare il nome, le banche hanno sborsato in 4 anni (2011-2015) oltre 27 miliardi di euro in multe per abusi di mercato e sui risparmiatori: non solo vendite di prodotti finanziari complessi alle famiglie, ma anche manipolazioni dei tassi sui mutui, dei cambi valutari e persino del prezzo dell’oro. E non è tutto: sempre nel Paese il cui nome resta «omissis», le banche sono state colpite in soli sei mesi del 2015 da 740mila nuove denunce per truffa bancaria presentate dai risparmiatori spinti ad acquistare bond, mutui o azioni di cui non erano in grado di capire complessità e rischio: con l’aggravante che almeno 280mila denunce riguardavano abusi nei servizi di consulenza e vendita. Un dato che fa riflettere non solo sul pericolo reale dei conflitti di interesse nel collocamento di prodotti finanziari nelle banche, ma soprattutto sulla necessità e l’urgenza di dare più spazio e certezza diritto al lavoro dei consulenti indipendenti.
In questo contesto, le responsabilità delle truffe sono state spesso attribuite alle lacune della vigilanza, senza però tenere conto che le indagini sugli illeciti finanziari (in Europa come in Usa) prendono sempre avvio “ex post”, cioè dopo la notizia di reato, e non “ex-ante”, cioè prima che si verifichi. Ma il vero problema è in realtà a monte: le sanzioni fissate dalla Mifid e dalla direttiva sugli abusi di mercato sono talmente esigue da non spaventare praticamente nessuno. E val la pena ricordare che la Consob – pur nei suoi limiti – è stata la prima autorità di vigilanza in Europa ad anticipare nel 2015 quanto avverrà nel 2018 con la direttiva Mifid 2: il potere di vietare il collocamento di prodotti finanziari complessi presso la clientela retail.
Per concludere, l’Eba ha fissato il varo ufficiale delle nuove norme sui premi per il 13 gennaio 2018, una data in cui si spera che anche la «nuova Mifid» sia finalmente entrata in vigore dopo l’ennesimo rinvio deciso alcuni mesi fa. Per l’immediato, le linee-guida sugli incentivi ai contratti saranno tradotte in ogni lingua della Ue e pubblicate sul sito Eba: le autorità nazionali competenti hanno due mesi di tempo dal giorno della pubblicazione per notificare l’adeguamento degli intermediari finanziari alle nuove disposizioni». Da metà gennaio 2018, insomma, tutte le banche europee dovranno adeguarsi al nuovo regime etico e contrattuale, con la speranza di un vero cambio culturale e dei comportamenti da parte di tutti gli attori del mercato finanziario, risparmiatori compresi. Non a caso, la stessa Eba ha chiarito che il rinvio di un anno di entrambe le riforme si è reso necessario anche per armonizzarne e coordinare il varo delle nuove norme.
Speriamo che sia proprio così. Troppo spesso, il legislatore europeo ha promesso svolte radicali sulla tutela del risparmio, ma scandali e illeciti continuano a ripetersi soprattutto in quelle piazze finanziarie come Londra e Wall Street, grandi catalizzatore dei flussi di capitale. Ma dopo centinaia di miliardi spesi in aiuti di Stato e migliaia di miliardi in liquidità straordinaria, il tempo delle promesse è scaduto. In gioco non c’è solo la vendita di un bond o di un mutuo, ma l’urgenza di un nuovo ordine su un mercato finanziario sempre più complesso, rischioso e sempre più lontano dalle necessità dell’economia reale, delle famiglie e delle imprese.

Alessandro Plateroti

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