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La Ue “indaga”Cdp con i nuovi interventi può pesare sul debito

Si accende il faro di Eurostat sulla Cassa depositi e prestiti. L’Ufficio statistico europeo sta seguendo con attenzione l’ingresso della Cdp nel fondo salva-imprese rilanciato dal governo. E ancora di più Eurostat considera che la Cassa corra rischi se con il cambio di management annunciato da Renzi diventerà lo strumento della politica industriale di Palazzo Chigi. A quel punto la Cdp, partecipata all’80% dal Tesoro, potrebbe perdere lo status di istituzione finanziaria esterna alla Pubblica amministrazione i cui bilanci non impattano sul deficit e sul debito nazionale. Una vera bomba per i conti pubblici italiani.
Proprio ieri a Lucca si sono riunite le Fondazioni bancarie che detengono il 18,4% di Cdp e lo scontro con il governo per il rinnovo dei vertici, presente anche il presidente Bassanini, è entrato nel vivo. In una missiva al Tesoro i soci di minoranza hanno chiesto chiarimenti sul ribaltone del cda annunciato da Renzi. Gli enti bancari chiedono anche garanzie per tutelare il loro investimento . Bassanini in un incontro a porte chiuse ha ribadito la disponibilità a lasciare quando l’accordo tra Tesoro e fondazioni sarà chiuso.
E proprio la redditività è al centro dell’esame Ue. Dal 2003 la Cassa gode del trattamento già accordato dall’Unione alla Caisse des depots francese e alla Kfw tedesca. Dimostrando di operare come un soggetto privato queste casse nazionali vengono classificate da Eurostat come market unit e così, nel caso di Cdp, i 250 miliardi di risparmi postali che sono la fonte del suo capitale non vengono conteggiati nel debito pubblico.
Eurostat è dunque obbligata a seguire con attenzione la battaglia sul futuro di Cdp e prenderà ogni decisione in autonomia dalle altre istituzioni Ue, magari più sensibili alle esigenze politiche dei governi. «Corrono un rischio », spiegano autorevoli fonti europee. I quesiti che si pongono gli analisti europei sono questi: con quale obiettivo Cdp entra nel salva-imprese? Lo farà in perdita? E anche se farà profitto, ne farà quanto un operatore privato? Nei singoli salvataggi agirà su indicazione del governo?
Dalla risposta a queste domande dipenderà il futuro della Cdp e dei conti italiani. Se Eurostat constaterà che la Cassa metterà in campo salvataggi di imprese fuori dal mercato su indicazione del governo senza trarne profitto e appurerà che questo genere di interventi rappresenteranno la sua attività principale, allora Eurostat dovrà riclassificare l’intera Cassa all’interno della Pubblica amministrazione e tutto il suo bilancio impatterà sui conti pubblici: in questo scenario il debito si appesantirebbe da un giorno all’altro di oltre 100 miliardi. .
Per questa ragione le istituzioni comunitarie in queste ore stanno consigliando all’Italia di coordinarsi con Eurostat per studiare a quattro mani come far entrare la Cdp nel fondo salva- imprese rispettando le regole europee. A maggior ragione lavorare insieme all’Ufficio statistico Ue sarebbe necessario nel caso Roma decidesse di cambiare la natura strategica della Cassa. «E’ improbabile che Eurostat possa riclassificare tutta la Cdp, ma non impossibile, dipende dagli italiani», spiega una fonte europea.
Scenario più realistico, e meno doloroso, è che gli analisti dell’Unione boccino solo l’ingresso della Cdp nel fondo per la ristrutturazione delle imprese, stornando sul debito pubblico solo i soldi che sono stati effettivamente versati nello strumento creato dal governo per non chiudere grandi aziende decotte. Al momento è previsto l’impiego di un miliardo per salvare l’Ilva, ma in futuro la partecipazione potrebbe aumentare. E comunque ogni singola operazione della Cdp verrà passata al setaccio, con la possibilità di una riclassificazione ex post dei soldi di un particolare salvataggio se verrà appurato che la Cdp non si è comportata come un operatore di mercato.
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