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La Ue ha sei carte per la ripresa

di Chiara Bussi

Temperature lievemente sottozero quest'anno nell'area euro. Poi, secondo gli economisti interpellati dal Sole 24 Ore, una timida ripresa, sulla spinta dell'export, arriverà nel 2013, con un tasso di crescita tra lo 0,7 e l'1,2%, e sarà trainata da Germania, Francia e Olanda.
In un clima di alta turbolenza dominato dalla crisi greca, dal mal di spread e dai giudizi severi delle agenzie di rating, la luce in fondo al tunnel sembra dunque ancora lontana. Lo dimostrano i dati diffusi la scorsa settimana: l'Istat ha certificato nero su bianco che nel quarto trimestre dello scorso anno l'Italia è entrata in recessione e anche l'intera zona euro – secondo Eurostat – mostra una salute cagionevole, con un Pil in calo dello 0,3% da ottobre a dicembre. Sono però almeno sei le carte a disposizione per invertire la rotta. Un mix tra antibiotici politici e ricostituenti macroeconomici.
«Quella che stiamo vivendo – osserva l'economista di Ref Ricerche, Fedele De Novellis – è una crisi domestica che ha avuto origine dal debito sovrano e si è trasferita sull'economia reale. Non l'abbiamo subìta, ma è nata all'interno dell'area euro ed è qui che va trovata la via d'uscita». Per gli economisti la priorità è una terapia d'urto a colpi di fiducia contro il virus dello spread. «Solo così – aggiunge De Novellis – è possibile innescare un circolo virtuoso: riducendo l'avversione al rischio verso l'Italia si avranno benefici per tutta l'eurozona».
Il paracadute contro l'instabilità passa per una risposta condivisa a livello europeo, con un rafforzamento del fondo salva-Stati e un ruolo attivo della Bce, che dovrebbe diventare prestatore di ultima istanza per i governi o almeno per il fondo salva-Stati. A luglio accenderà i motori l'Esm, il nuovo meccanismo di stabilità erede dell'Efsf. Un possibile aumento della sua potenza di fuoco (oggi pari a 500 miliardi) verrà discusso al vertice dei capi di Stato e di governo del 1° marzo, ma lo scoglio più difficile da superare è il "no" della Germania.
Armi utili, che non sono però sufficienti. «La crisi – sottolinea Benedicta Marzinotto, economista del think tank Bruegel di Bruxelles – ha minato le fondamenta dell'area, generando una profonda incertezza che scoraggia investimenti e consumi. Serve dunque una soluzione di lungo termine con l'introduzione degli eurobond. Questa è l'azione più urgente».
Come conciliare l'esigenza di dare una scossa all'economia con l'obiettivo di risanamento di bilancio che sarà d'ora in poi il mantra delle politiche economiche europee? Marzinotto suggerisce un consolidamento «intelligente». In presenza di condizioni cicliche sfavorevoli, «è possibile un abbattimento graduale del deficit a partire dal 2012, senza arrivare in affanno alla data del 2013 stabilita da Bruxelles», evitando così una zavorra troppo pesante per l'economia. A dare una mano al rilancio saranno poi le riforme strutturali che alcuni Paesi, come l'Italia (con le liberalizzazioni) e la Spagna (sul fronte del mercato del lavoro), hanno già varato.
«I governi – afferma Luca Mezzomo, responsabile della ricerca macroeconomica di Intesa Sanpaolo – devono tenere alta la barra e convincere i mercati che le misure annunciate verranno effettivamente adottate, perché rappresentano un punto di svolta rispetto al passato».
Fin qui gli antibiotici politici. La cura del rilancio passa però anche attraverso ricostituenti macroeconomici. «Già oggi – spiega Alessandra Lanza, responsabile analisi e ricerca economica di Prometeia – ci sono alcuni segnali che lasciano ben sperare, come l'andamento delle esportazioni nei mercati emergenti, che saranno la leva per la ripresa. Le prime a beneficiarne saranno le filiere delle macchine utensili, dei semilavorati delle materie prime e del lusso. A fare da traino e da mercato di sbocco sarà poi la ripresa americana: in clima di campagna elettorale il focus sarà tutto sulla crescita».
Più lenta sarà invece la risalita della domanda interna. «Già nel terzo trimestre di quest'annno – spiega l'economista di Royal Bank of Scotland, Silvio Peruzzo – potremo assistere a un timido recupero degli investimenti delle imprese, che consentirà un graduale ribilanciamento tra domanda interna ed esterna. Ma la ripresa sarà soprattutto legata all'export».
L'andamento, conclude Ferdinand Fichtner, capoeconomista dell'istituto di ricerca tedesco Diw, «sarà però a due velocità, perché i primi a uscire dal tunnel saranno Germania, Francia e Olanda, che faranno da traino per i Paesi mediterranei».

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