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«La Ue funziona male, ora la svolta»

«La discontinuità politica è per noi parte importante della nostra responsabilità politica». Il presidente della Commissione Ue Jean-Claude Juncker si presenterà oggi pomeriggio davanti al Parlamento europeo, con un programma che aspira a essere ambizioso, pragmatico e al contempo di cambiamento radicale: «Fare cose diverse dal passato e soprattutto farle in modo diverso». 
Nella bozza del documento che circola in queste ore, che oggi verrà presentato dalla Commissione anche al Consiglio Affari generali (come per il Parlamento alle 15, in contemporanea per problemi di gelosia fra le due istituzioni), il nuovo presidente annuncia un programma per il 2015 che definisce lui stesso di rottura con il passato: in primo luogo perché si concentrerà solo sulle «big things», lavoro e crescita, in secondo luogo perché «farà pulizia» di tutte le proposte obsolete che ingolfano i lavori della Ue, inutilmente e senza sbocchi concreti, da troppo tempo, paralizzate dalla mancanza di accordo, dai veti reciproci o superate dalla situazione.
Più o meno un centinaio di dossier, in tutti i settori chiave della macchina comunitaria, «che non stanno andando da nessuna parte» e che per questo verranno ritirati o rivisti e sottoposti a un tempo limite, di pochi mesi o al massimo un anno.
L’ambizione del programma, nero su bianco, è anche una denuncia: così com’è l’Europa non funziona, o funziona male. Al primo posto c’è il cambiamento delle regole, sia in termini di «legislazione attuale che di programmi»: «Rivedremo le regole di funzionamento» delle istituzioni, del lavoro fra Commissione, Parlamento e Consiglio, in modo che siano funzionali «alla creazione di posti di lavoro e a un’agenda di crescita» e che soprattutto non siano sottoposte a «inutili intoppi burocratici, a strettoie amministrative»: la macchina di funzionamento della Ue «se obsoleta sarà rivista e migliorata», se non necessaria «sarà tagliata».
«Occorre un cambiamento nel metodo di lavoro sia del Parlamento che del Consiglio europeo», occorre che avvenga già nel 2015, e tutte e tre insieme, le tre istituzioni principali della Ue, «devono lavorare insieme per un cambiamento che aiuti le nostre proposte a raggiungere più velocemente gli interessi dei cittadini».
Juncker farà alcuni esempi, «nuove regole» per il funzionamento dei fondi strutturali, con l’obiettivo minimo di «raddoppiarli» nel prossimo programma di bilancio. Mentre «fare pulizia sui tavoli di lavoro» di tutte le proposte inutili pendenti servirà ad una ripartenza che sia anche all’insegna di una «nuova consapevolezza del bisogno di migliorare il modo in cui i soldi pubblici vengono spesi».
Ma la Commissione dell’Unione Europea è pronta a fare passi in avanti anche in termini di politica monetaria e di bilancio: l’esecutivo «svilupperà proposte per fare passi ulteriori in termini di sovranità condivisa nella governance economica».
Ma soprattutto presenterà un pacchetto di riesame delle più recenti modifiche al patto di Stabilità, dal «six pack al two pack», insieme alla previsione di «incentivi per le riforme strutturali».

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