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La Ue frena sulla Tobin tax Intesa sulla doppia tassazione

Appare sempre più difficile l’adozione di una tassa sulle transazioni finanziarie in alcuni paesi europei. Al di là dei dubbi espressi da molti governi, ieri il nuovo esecutivo francese ha posto il problema dell’impatto di una eventuale imposta di questo genere in un contesto segnato dall’uscita della Gran Bretagna dall’Unione. Su altri fronti fiscali, i Ventotto hanno invece compiuto progressi su un nuovo meccanismo di risoluzione delle controversie nel campo della doppia tassazione.
Commentando la decisione di annullare una riunione lunedì sera dei ministri delle Finanze dei 10 paesi coinvolti nell’iniziativa, il nuovo ministro delle Finanze francese Bruno le Maire ha spiegato: «Vi è una ragione essenziale per questo. Bisogna misurare tutte le conseguenze di Brexit su questa tassa». Di più l’uomo politico non ha voluto dire, ma qui a Bruxelles è netta l’impressione che le trattative sulla nuova imposta abbiano subito una frenata. Quanto lunga è tutto da capire.
Alcuni diplomatici sostenevano ieri che la frenata sia legata alle prossime elezioni legislative francesi. Una volta superato l’appuntamento elettorale di giugno, i negoziati ricominceranno. Altri osservatori si chiedono se il cambio di governo a Parigi non sia l’occasione per abbandonare l’idea di una imposta che provoca dubbi in molti paesi. «E se la giustificazione di Brexit fosse un modo per chiudere una partita tecnicamente difficile e politicamente delicata?», si chiedeva ieri un esponente comunitario.
Impegnati nel negoziato sono Belgio, Germania, Grecia, Spagna, Francia, Italia, Austria, Portogallo, Slovenia e Slovacchia. A margine di una riunione ministeriale qui a Bruxelles, il ministro dell’Economia italiano Pier Carlo Padoan ha aggiunto: «Brexit introduce un cambiamento (…). Il Regno Unito è destino a uscire dall’Unione, ma come lo farà ancora non lo sappiamo». Dal canto suo, il vice presidente della Commissione europea Valdis Dombrovskis si è augurato «una graduale conclusione delle trattative».
Sempre ieri, i ministri delle Finanze hanno trovato un accordo per risolvere le controversie relative al diritto di evitare nell’Unione l’imposizione sulla stessa attività o sullo stesso bene in due diversi paesi (la cosiddetta doppia tassazione). La direttiva prevede che la soluzione delle dispute sia obbligatoria, vincolante e preveda tempistiche certe. Se la procedura tra le parti non porta ad alcun esito, scatta un iter di arbitraggio, che si baserà su un pannello composto anche da rappresentanti dei paesi coinvolti.
L’approvazione formale avverrà dopo che il Parlamento europeo avrà dato la sua opinione (in campo fiscale, l’assemblea non partecipa pienamente al processo di codecisione). I paesi membri avranno tempo fino al 30 giugno 2019 per trasporre il testo nel diritto nazionale. «La direttiva – ha commentato il ministro delle Finanze maltese Edward Scicluna – contribuirà a rafforzare la certezza della tassazione e a migliorare l’ambiente economico in Europa».
Sempre ieri, i ministri delle Finanze dell’Unione hanno discusso anche della proposta comunitaria di adottare una base imponibile unica per le imprese. Come ha ammesso il ministro Padoan, le posizioni tra i paesi sono ancora lontane. Esponenti comunitari sospettono che la presidenza maltese dell’Unione, alla quale il progetto non piacerebbe, abbia messo la questione in agenda con troppo anticipo rispetto alle preliminari discussioni tecniche nel tentativo di far emergere le divisioni e rinviare una qualche decisione.

Beda Romano

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