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La Ue frena sul piano greco: riforme subito o niente fondi

Bruxelles boccia la nuova proposta greca di proroga degli aiuti ma con ridimensionamento dell’avanzo di bilancio e delle privatizzazioni. L’Europa insiste invece nel rispetto del programma stabilito di risanamento e riforme. Anche l’America ora alza la voce e sollecita un accordo nel rispetto dei patti. I mercati sono comunque fiduciosi su un’intesa: ieri Piazza Affari +1,8%, Borsa di Atene +1%.

Rimaneva ieri sera ancora incerto l’esito della crisi greca, o meglio della sua ennesima puntata. Il governo Tsipras ha promesso entro oggi, con un giorno di ritardo rispetto agli annunci precedenti, una richiesta di proroga dell’accordo di finanziamento per evitare un tracollo finanziario. In attesa di conoscere esattamente il contenuto della domanda, la Commissione europea ha ribadito ieri che qualsiasi estensione deve avvenire nel quadro dell’attuale programma di aggiustamento.
«Dobbiamo vedere per iscritto ciò che il governo greco vuole chiedere realmente» ai creditori, ha spiegato il vice presidente della Commissione europea Valdis Dombrovskis. «L’approccio dell’Eurogruppo è stato chiaro. Il modo migliore di affrontare l’impasse è chiedere una estensione dell’attuale programma di aggiustamento, rispettando gli impegni, ma accettando una certa flessibilità. È quindi possibile pensare di sostituire alcune misure con altre misure».
Lo stesso Dombrovskis ha aggiunto che la proroga del programma attuale, in scadenza alla fine del mese, sbloccherebbe il denaro di cui il governo greco ha bisogno (l’ultima tranche ammonta a circa sette miliardi di euro) e darebbe tempo alle parti per discutere eventuali cambiamenti al programma di aggiustamento. Sempre ieri, il segretario al Tesoro americano Jacob Lew ha parlato al telefono con il ministro delle Finanze greco Yanis Varoufakis, esortandolo a trovare un’intesa.
La difficoltà a trovare un accordo è dovuta al fatto che – pur avendo bisogno il Paese di denaro fresco – il nuovo premier Alexis Tsipras ha fatto campagna elettorale in gennaio promettendo ai suoi elettori di rinnegare il memorandum firmato con i creditori e a cui una fetta importante dell’opinione pubblica greca attribuisce le difficoltà economiche.
Per i creditori internazionali, questa opzione è inaccettabile; chiedono condizioni e garanzie.
Come in una partita a poker, i ministri delle Finanze della zona euro, in una riunione lunedì, hanno posto la Grecia di fronte a un ultimatum, dandole fino alla fine di questa settimana per chiedere una proroga del programma di aggiustamento, ed evitare una stretta finanziaria. Negli ultimi due giorni, Atene è sembrata accettare le condizioni europee. Fin da martedì sera, esponenti greci hanno preannunciato l’invio di una richiesta di proroga dell’accordo di finanziamento (si veda Il Sole 24 Ore di ieri).
In queste circostanze, la semantica ha la sua importanza. Atene sembra voler chiedere soldi, fuori dal programma attuale. Difficile accettarlo per i creditori, tanto che ieri ha preso posizione chiaramente Dombrovskis. In un primo tempo, la lettera doveva essere inviata all’Eurogruppo ieri. Successivamente, è stata posticipata a oggi. È lecito pensare che una trattativa sia in corso, nel tentativo che Atene invii una richiesta che possa essere almeno la base di un negoziato con i creditori.
Proprio oggi si dovrebbero riunire qui a Bruxelles i direttori del Tesoro nazionali. Certo, la decisione di Tsipras di votare in Parlamento ad Atene fin da domani una serie di misure che rimettono mano alle riforme adottate finora non aiuta il negoziato con i creditori, ammetteva ieri un funzionario comunitario. Da Berlino, il ministro delle Finanze Wolfgang Schäuble ha detto alla rete Zdf: «Non stiamo discutendo di una proroga dell’accordo di finanziamento; bensì se il programma è rispettato, sì o no».
Da Atene, intanto, il governo Tsipras ha pubblicato il discorso tenuto lunedì sera da Varoufakis dinanzi ai suoi omologhi. Il ministro ha promesso di lottare contro l’evasione fiscale, ma ha anche messo numerosi paletti alle privatizzazioni e rivisto al ribasso gli obiettivi di finanza pubblica. Dinanzi alla scelta greca di aumentare il salario minimo a 750 euro, il ministro delle Finanze lituano avrebbe fatto notare che da luglio quello in vigore nel suo Paese salirà a 325 euro.

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