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La Ue è certa dell’aumento Iva

Aumento delle aliquote Iva? Secondo la Commissione europea è scontato. Ci sarà, come previsto dalla legge di Stabilità, perché l’Italia non riuscirà a fare i tagli della spending review; ciò tenderà a innalzare il livello dell’inflazione, senza impedire comunque la crescita del Pil.

Parola di Pierre Moscovici, commissario agli affari economici, che lo ha messo nero su bianco nel bollettino di primavera dell’esecutivo Ue, diffuso ieri. Una previsione che sembra stonare con le proiezioni contenute nel Def, il Documento economico finanziario che, in caso di incremento dell’Iva (previsto, come detto, se non saranno raggiunti gli obiettivi di spending review, si veda tabella in pagina), calcola un impatto largamente negativo su crescita e saldo primario. Partendo dall’assunto che in una condizione in cui si verifica l’incremento dei prezzi (specie se in fasi non positive dell’economia), il potere d’acquisto dei consumatori si riduce e offre dunque minore possibilità pro capite di porsi in posizione di acquisto. Ciò indebolisce la produttività nazionale che, non sostenuta dalla domanda, latita in una condizione di antieconomicità della produzione. Di fronte a una situazione così delineata, inoltre, gioca il fattore psicologico che porta i singoli alla difensiva.

Previsioni su Pil e inflazione. Il bollettino di primavera della Commissione ha confermato una crescita italiana nel 2015 dello 0,6% ed un incremento della stessa nel 2016 pari al 1,4%. Con riferimento al Pil, anche la disoccupazione tenderà a scendere, raggiungendo il 12,4% nel 2015. Contestualmente, secondo la stima, i consumi italiani, che rappresentano circa il 57% del Pil, dovrebbero rafforzarsi e così dovrebbe fare pure il livello dei prezzi medi, attesi in aumento dello 0,2% quest’anno e in rialzo dell’1,8% nel 2016. Una crescita dettata non solo dall’aumento dei prezzi dell’energia importata e dalla variazione dei prezzi a livello europeo, ma primariamente dallo scatto della clausola di salvaguardia voluta dalla legge di Stabilità (190/2015) sull’Iva, che determinerà il passaggio dell’aliquota dal 10 al 12% e dal 22 al 24%. Eventuali necessità potranno poi spingere la prima voce al 13% nel 2017 e la seconda fino al 25,5% nel 2018.

Clausole di salvaguardie e spending review. La Commissione è dunque certa che i provvedimenti attuati in ambito di risparmio da spending review non avranno fortuna e non raggiungeranno le somme pronosticate, pari a 3,272 miliardi nel 2016 e 6,272 miliardi nel 2017. Già sconta, quindi, l’applicazione della clausola di salvaguardia che porterà ad un primo scatto dell’imposta pagata dai consumatori ultimi e che, nella visione fornita dalla Commissione, non solo non affosserà la produttività nazionale, ma non negherà nemmeno l’incremento del Pil.

Discussioni sulla solidità. Tali previsioni stonano, come detto, con ciò che si legge nel Def e con quello che il ministro dell’economia Pier Carlo Padoan ha in parte ripetuto nell’audizione in senato di ieri, vale a dire che il sistema Italia è solido, che l’aumento dell’aliquota sul valore aggiunto è una possibilità al momento non contemplata e che, con diretto riferimento alle pensioni e al blocco della perequazione automatica sugli anni 2012/2013, al momento non vi sono manovre correttive all’orizzonte. Padoan ha poi affermato che i dati emersi dal bollettino Ue sull’Italia sono tendenzialmente in linea con quelli del Def e risultano «rassicuranti» per l’economia locale. I dati del Def con quelli del bollettino europeo, tuttavia, non sono confrontabili, visti i diversi presupposti di calcolo adottati dai due organi e vista la condizione scontata dall’Ue relativa all’applicazione della clausola di salvaguardia, ancora tabù per l’Italia. Se inoltre si riguarda alla tabella presente nel Def a pagina 50, sezione I, è chiaro come l’effetto di un innalzamento dell’Iva porterebbe, a parità di condizioni, ad un decremento del Pil, del saldo primario e, come assunto, ad un balzo all’insù delle entrate nelle casse statali.

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