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La Ue: deficit 2019 al 2,9%, poi oltre il 3 Tria: conti sbagliati

È un quadro di finanza pubblica italiana gravemente deteriorato quello che la Commissione europea ha illustrato ieri qui a Bruxelles, pubblicando nuove previsioni economiche. L’esecutivo comunitario ha spalancato la porta a una procedura per debito eccessivo, prevedendo un forte aumento del disavanzo sia nel 2019 che nel 2020. Le nuove stime hanno provocato la dura reazione del ministero dell’Economia, peggiorando non poco il rapporto tra Roma e Bruxelles.
La Commissione prevede che il deficit aumenti dall’1,9% nel 2018, al 2,9% nel 2019, al 3,1% del Pil nel 2020 (1,8, 2,4 e 2,1% le stime del governo Conte). L’anno prossimo «la spesa pubblica è destinata ad aumentare significativamente sulla scia dell’introduzione di un salario minimo (il cosiddetto reddito di cittadinanza, ndr), maggiore flessibilità nel pensionamento anticipato, e un incremento degli investimenti».
Anche sul fronte economico, la Commissione europea appare più pessimista del governo Conte. In buona sostanza, Bruxelles non crede che il rilancio della spesa pubblica possa aiutare una congiuntura che in Italia è spesso trattenuta da grandi corporazioni e piccoli monopoli. La crescita è prevista all’1,2% nel 2019 e all’1,3% nel 2020 – rispetto alle stime di Roma dell’1,5 e all’1,6% e a quelle del Fondo monetario internazionale, ribadite ieri all’1% e allo 0,9 per cento.
Il ministro dell’Economia Giovanni Tria ha definito il lavoro di Bruxelles «una analisi non attenta e parziale del Documento programmatico di bilancio, della legge di bilancio e dell’andamento dei conti pubblici italiani, nonostante le informazioni e i chiarimenti forniti dall’Italia». Il ministro, che oggi a Roma incontrerà il presidente dell’Eurogruppo Mário Centeno, ha parlato di «défaillance tecnica». Dal canto suo, il premier Giuseppe Conte ha difeso la strategia del governo e definito «inverosimile qualsiasi altro tipo di scenario sui conti pubblici italiani».
Nel suo rapporto, la Commissione nota che le sue stime di crescita sono soggette a «elevata incertezza» e a «intensi rischi al ribasso». Tra le altre cose, Bruxelles avverte che «un aumento prolungato dei rendimenti sovrani peggiorerebbe le condizioni di finanziamento delle banche, riducendo ulteriormente l’offerta di credito, mentre la spesa pubblica potrebbe scoraggiare gli investimenti privati» (a dire il vero, in passato Bruxelles ha spesso sostenuto che l’aiuto pubblico promuove la spesa privata).
Il giudizio sulla Finanziaria non potrebbe essere più negativo, dopo che Bruxelles ha deciso di respingere la bozza presentata dal governo Conte. Da settimane ormai il paese rischia una procedura per debito eccessivo, tenuto conto che il bilancio del 2019 è in violazione del Patto di Stabilità e rimette in discussione il risanamento graduale delle finanze pubbliche (Bruxelles prevede un debito stabile intorno al 131% del Pil nel 2018-2020).
Al governo Conte è stato chiesto di presentare modifiche alla Finanziaria entro il 13 novembre, in vista delle opinioni di bilancio che la Commissione dovrebbe illustrare il 21 novembre. I dati di ieri rendono più vicina una procedura per debito eccessivo. Peraltro, dalle cifre emerge che l’Italia non sta neppure rispettando gli impegni presi per il 2018 e che lo scarto tra impegno e realtà nel 2018-2019 in termini di deficit strutturale è pari all’1,8% del Pil, ossia 32 miliardi di euro.
Qui a Bruxelles il commissario agli affari monetari Pierre Moscovici è stato diplomatico, ma fermo: «Bisogna rispettare le regole (…) Spero in una soluzione comune, voglio un dialogo con l’Italia (…) Sono stato sempre a favore della flessibilità quando un Paese ha ad esempio conosciuto catastrofi naturali, ma esistono regole e bisogna rispettarle».

Beda Romano

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