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La Ue dà una mano ad Atene

bruxelles
La Commissione europea ha proposto ieri di utilizzare 700 milioni di euro provenienti dal bilancio comunitario per meglio gestire la crisi umanitaria che sta colpendo i Balcani e in particolare la Grecia. Il paese è diventato un enorme campo-profughi dopo che a Nord il transito dei rifugiati in arrivo dal Vicino Oriente è bloccato sistematicamente alle frontiere nazionali. L’operazione non intaccherà il capitolo di spesa già dedicato agli aiuti umanitari distribuiti dall’Unione in paesi terzi.
«Siamo veramente preoccupati», ha detto il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker, spiegando che il piano è stato messo a punto sulla scia dei timori di «una gigantesca crisi umanitaria in Grecia». Secondo le Nazioni Unite vi sarebbero nel Nord del paese circa 25mila persone, bloccate alla frontiera con la Macedonia, che non possono continuare la loro strada verso Nord. Circa 12-15mila persone si troverebbero nel solo villaggio di Idomeni.
Il commissario all’aiuto umanitario, Christos Stylianides, ha spiegato che i 700 milioni di euro saranno suddivisi su tre anni: 300 milioni nel 2016, 200 milioni nel 2017, e altrettanti nel 2018. La proposta deve essere approvata dal Parlamento europeo e dal Consiglio europeo. «Vogliamo garantire le necessità di base e completare l’azione dei singoli paesi membri», ha detto l’uomo politico cipriota. Il denaro andrà in gran parte ad aiutare la Grecia, che ha chiesto aiuti per 480 milioni di euro.
Il paese mediterraneo è oggetto di aiuti finanziari da 86 miliardi di euro. A un certo punto si è pensato di alleggerire il programma di rimborso del debito per aiutare il paese a meglio affrontare l’emergenza. Dopo alcune discussioni, si è deciso per ora di mantenere le due questioni separate. Nella pratica, il nuovo piano di aiuti seguirà il modello utilizzato per convogliare beni di prima necessità nei paesi in preda a conflitti, attraverso le Nazioni Unite e diverse associazioni senza scopo di lucro.
In una conferenza stampa qui a Bruxelles, Stylianides ha avvertito che «altri disastri umanitari simili potrebbero accadere rapidamente». Qui a Bruxelles si teme che i rifugiati in provenienza dalla Siria, dall’Afghanistan e dall’Iraq decidano di cercare altre vie – oltre a quella greca – per raggiungere il Nord Europa: attraverso l’Ucraina e i paesi del Gruppo di Visegrad; oppure via l’Albania verso l’Italia; o ancora attraversando il Mediterraneo dal Nord Africa e in particolare la Libia.
Lo stesso commissario ha fatto notare che la proposta di piano da 700 milioni di euro è associata a una iniziativa legislativa per consentire l’uso di aiuti comunitari d’emergenza anche nei paesi membri, e non solo in paesi terzi, come è attualmente possibile. In questo senso il capitolo di spesa diventerà un elemento permanente del bilancio comunitario. D’altronde il contesto è grave. Secondo le Nazioni Unite, circa 120mila migranti sono già entrati in Europa dall’inizio dell’anno.
Il pacchetto di aiuti umanitari giunge a ridosso di un vertice straordinario dei Ventotto sempre qui a Bruxelles il 7 marzo. In quella occasione si discuterà dell’accordo con la Turchia firmato in novembre e che dovrebbe servire a frenare l’arrivo di rifugiati da Est. Esponenti comunitari hanno spiegato che l’obiettivo dell’intesa è di ridurre a 1.000 al giorno gli arrivi in Grecia dalla Turchia. Oggi oscillano intorno a 2.000-3.000, anche se la cifra molto dipende dalle condizioni del tempo.
L’intesa con Ankara prevede anche il rimpatrio delle persone che non hanno diritto alla protezione internazionale. Bruxelles ha annunciato sempre ieri che 308 rimpatri stanno avvenendo in queste ore dalla Grecia verso la Turchia. Dal canto suo, Stylianides ha voluto precisare che il piano umanitario è uno dei tasselli della strategia europea per meglio affrontare l’emergenza rifugiati. Gli altri tasselli, e in particolare il ricollocamento di 160mila persone giunte in Italia e in Grecia, stentano però a concretizzarsi.

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