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La Ue corregge le stime italiane: deficit a 2,4%

La Commissione europea ha confermato ieri che l’attesa opinione sui bilanci programmatici per il 2017 dovrebbe essere pubblicata il 16 novembre. Nel frattempo, oggi l’esecutivo comunitario pubblicherà nuove stime economiche, in peggioramento rispetto a quelle di primavera. Queste ultime forniranno indicazioni con le quali avere una prima impressione sul giudizio che Bruxelles sta preparando sulla Finanziaria italiana, sempre oggetto di interrogativi a livello europeo.
Parlando qui a Bruxelles durante una conferenza stampa a margine di una riunione mensile dei ministri delle Finanze dell’Unione, il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan ha spiegato che si aspetta dati più o meno in linea con le stime del governo italiano. Ha parlato della possibilità di «lievi scostamenti», non di «differenze significative». Ha poi aggiunto: non vi sono «osservatori che hanno messo in dubbio (…) la plausibilità delle nostre stime».
Secondo le informazioni raccolte qui a Bruxelles, da verificare oggi, le prossime stime comunitarie dovrebbero mostrare per il 2017 un calo della crescita (allo 0,9%, dall’1,3% previsto dalla Commissione in primavera) e un aumento del deficit (al 2,4% del Pil, dall’1,9%). Il debito è anch’esso previsto in salita al 133,1% del Pil (dal precedente 131,8%). Se queste cifre venissero confermate, si capisce meglio perché la Commissione è preoccupata dall’andamento dei conti pubblici.
A titolo di confronto, il governo italiano si aspetta per il 2017 una crescita economica dell’1,0%, un deficit statale al 2,3% e un debito pubblico al 132,6% del Pil. Il ministro Padoan ha voluto confermare ieri che il debito dovrebbe stabilizzarsi nel 2016 e iniziare a scendere nel 2017. In compenso, la banca d’affari Barclays, per esempio, si attende un debito pubblico al 134,2% nel 2016 e al 135,2% del Pil nel 2017, dal 132,8% del 2015.
Il momento politico è segnato da un susseguirsi di critiche, punzecchiature e ripicche tra il presidente del Consiglio Matteo Renzi e il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker (si veda Il Sole/24 Ore di ieri). Il primo è in campagna elettorale, ed è tentato dal criticare Bruxelles per rassicurare l’opinione pubblica italiana di essere la persona giusta per difendere gli interessi nazionali. Il secondo ha un temperamento sanguigno, e accetta malvolentieri il ruolo di sacco di boxe.
La Finanziaria è oggetto di difficile negoziato, tanto più che la Commissione europea si aspetta un degrado dei conti pubblici nel 2017. Il governo Renzi si era impegnato per l’anno prossimo su una riduzione del deficit strutturale dello 0,6%, ma il testo inviato a Bruxelles prevede un aumento di questo parametro dello 0,4% del Pil. Nel contempo, il governo ha chiesto flessibilità di bilancio per lo 0,4% del Pil per affrontare la spesa dovuta all’emergenza rifugiati e ai recenti terremoti.
Su questo fronte, sempre ieri il vice presidente della Commissione europea Valdis Dombrovskis ha spiegato: «Le regole di bilancio prevedono che la spesa per eventi eccezionali, come i terremoti, sia una tantum e venga trattata in questo modo. È ciò che intendiamo fare» nel valutare la Finanziaria italiana. Il criterio è chiaro. Bisogna trovare un accordo sull’ammontare. Lo stesso ministro delle Finanze slovacco Peter Kazimir ha detto che la flessibilità deve essere accordata secondo le regole.
L’obiettivo della diplomazia italiana è di superare indenne, o relativamente indenne, l’appuntamento elettorale del 4 dicembre. La Commissione capisce le ragioni dell’Italia e non vuole aizzare gli animi a ridosso del referendum costituzionale. Ciò detto, non può ignorare completamente le regole e soprattutto vorrebbe dall’Italia il riconoscimento che di flessibilità il bilancio italiano ha già goduto. La speranza è di strappare a metà mese un giudizio non troppo negativo e soprattutto, nei fatti, attendista.

Beda Romano

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